Alla GNU - Galleria Nazionale dell’Umbria - gli affreschi del

BONFIGLI (1454) ci testimoniano un profilo di PERUGIA completamente diverso

da oggi : torri e campanili con guglie che ora non ci sono più.

 

BONFIGLI

 


La maggior parte sono nascoste, superstiti silenziose di un’epoca passata, quando

Perugia era detta la TURRENA: nel XIII secolo erano oltre settanta le torri

che si ergevano, imponenti, su strade e vicoli cittadini.

 

 

                        BONFIGLI storie sant ercolano



 

Che fossero posti di guardia o simbolo della ricchezza dei nobili e dei borghesi più agiati, oggi sono quasi scomparse del tutto: terremoti, ristrutturazioni edilizie e guerre cittadine … e poi la Guerra del Sale che nel XVI secolo provocò un moto di ribellione tra i perugini. Le pagine dei cronisti dell’epoca ci raccontano di come questi – obbligati da papa PAOLO III Farnese ad acquistare il sale nelle esose saliere pontificie – dapprima si privarono del suo uso, poi si ribellarono allo stesso pontefice dichiarando guerra.

Le fiere truppe cittadine ebbero la peggio e la Turrena città fu sottomessa:

 

le torri signorili, tra i principali simboli del potere, vennero distrutte

per lasciare campo alla monumentale ROCCA PAOLINA, simbolo del

potere papale sulla città.



Oggi le vie dell’acropoli conservano ancora tracce delle antiche vestigia, magari assorbite nell’edilizia rinascimentale: la Torre degli Sciri, da poco riportata al suo antico splendore e la sola rimasta intatta, la Torre del Palazzo dei Priori, la Torre dei Donati, fino al Cassero di Porta Sant’Angelo … per citare alcune di queste opere che si fanno ammirare da chi cammina per le vie di Perugia con il naso all’insù …

 


Benedetto BONFIGLI (Perugia 1420-1496) - Una delle figure prominenti in Umbria prima del Perugino, fu legato alla pittura toscana di Benozzo Gozzoli, Beato Angelico e Filippo Lippi. Dimostra l’influenza di Domenico Veneziano nella decorazione del PALAZZO dei PRIORI a Perugia (Storie di San Lodovico e Sant’Ercolano, 1454 nella Cappella).



La CAPPELLA dei PRIORI, oggi parte del percorso della Galleria Nazionale dell’Umbria, rappresentava lo spazio più emblematico del palazzo comunale di Perugia. Il progetto decorativo, compiuto entro la seconda metà del Quattrocento, è volto pertanto a celebrare i valori culturali, religiosi e politici della città. Ai lavori di edificazione, avviati a partire dal 1450, seguirono la realizzazione del pavimento in maiolica invetriata, opera di Giacomo di Marino detto il Cavalla, e del coro ligneo, eseguito dagli intagliatori Gaspare di Giacomo da Foligno e Paolino da Ascoli.



Tra il 1454 e il 1480 Benedetto BONFIGLI dipinse il ciclo con le Vite

di Sant’ERCOLANO e San LODOVICO di Tolosa, dedicato a due dei

patroni di Perugia.

Gli altri patroni, San LORENZO e San COSTANZO, erano il soggetto

delle due vetrate nella parete di fondo.

 

Nel 1495 sull’altare della cappella fu collocata la Pala dei Decemviri di Pietro Perugino, raffigurante la Madonna col Bambino attorniata dai quattro protettori della città, oggi ai Musei Vaticani, e nella cimasa il Cristo in Pietà, che si conserva ancora presso la Galleria Nazionale dell’Umbria.

Gli affreschi della CAPPELLA dei PRIORI sono il capolavoro del Bonfigli e vanno annoverati tra i più significativi esempi di arte umbra del primo Rinascimento.

 

Nel muro occidentale le Storie di San LODOVICO con le scene della Vestizione e professione nell’Ordine francescano alla presenza di Bonifacio VIII, il Miracolo del mercante che ritrova il denaro perduto nel naufragio, il Miracolo della guarigione di Giovanni figlio di Filippo VI di Francia e infine, sulla parete est, le Esequie del santo.

 

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Le Storie di Sant’ERCOLANO sulla parete orientale, con le drammatiche vicende che lo condussero al martirio (Tradimento del chierico, Presa di Perugia da parte di Totila, Decapitazione di Sant’Ercolano e Ritrovamento del suo corpo incorrotto).

 

 

BONFIGLI cappella dei priori



Sulla parete ovest è affrescata la Prima traslazione del corpo di Sant’Ercolano dal luogo del ritrovamento alla Chiesa di San Pietro; sulla parete sud, la più danneggiata dell’intero ciclo pittorico, è dipinta infine la Seconda traslazione del corpo di Sant’Ercolano verso la nuova Cattedrale di San Lorenzo. Sebbene gli episodi narrati si collochino nel VI secolo, Bonfigli li ambienta in vedute topograficamente esatte della Perugia del XV secolo, che restituiscono con accuratezza e con intenti chiaramente celebrativi la ricchezza architettonica della città.


 

Nel 1540 Papa PAOLO III Farnese incaricò Antonio da Sangallo il Giovane (Firenze 1484 - Terni 1546) di accelerare la costruzione già avviata della ROCCA PAOLINA nel 1537, progettando un corridoio fortificato che la collegasse alla zona sud della città.

 

Intorno al 1547 la ROCCA era completata. Una mastodontica costruzione articolata in diverse parti: un corpo centrale e un corridoio fortificato con al termine una tenaglia. Ciò che resta oggi è solo una parte residuale, perché nel 1860, con una grande cerimonia, si diede inizio alla distruzione dell’edificio simbolo del potere papale tanto odiato.

 

 

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PORTA MARZIA – accesso monumentale alla città sulle mura etrusche.

Il Sangallo fece smontare l\'apparato decorativo di tale porta e lo fece spostare in avanti di circa cinque metri, rimontandolo sul parato in mattoni all’ingresso della ROCCA PAOLINA costruita all’indomani della Guerra del sale,a cui tradizionalmente si fa risalire l’usanza di produrre il caratteristico pane sciapo.

 

 

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All’interno della possente struttura sono visibili gli altissimi archi realizzati in laterizio da Antonio da Sangallo per chiudere il cielo delle vie medievali al di sopra delle quali avrebbe trovato posto il palazzo papale su progetto di Galeazzo Alessi.

Il palazzo ospitava ambienti di raffinata bellezza, con decorazioni murali eseguite sotto la guida di Giorgio Vasari. Si è perso così, con le distruzioni ottocentesche, un importante ciclo (forse il più importante) di pittura manieristica in città. È da registrare inoltre la perdita, anche se non completa, del ciclo di affreschi che ornava la casa di Braccio Baglioni. Commissionato a Domenico Veneziano (1438), questo complesso decorativo raffigurava gli uomini illustri della città, dei quali rimane solo la figura di un armato.

 

La ROCCA PAOLINA oggi è una sorprendente città sotterranea con la via per la piazza grande, per la chiesa di Santa Maria dei Servi, la parte inferiore delle torri delle case di Gentile BAGLIONI, il forno e le cisterne della città.

 

 

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E’ facile distinguere gli edifici della Perugia medievale facendo attenzione ai materiali impiegati: porte, pareti e strutture realizzate in pietra vanno considerate antecedenti alla costruzione cinquecentesca. Questa venne realizzata in mattoni, materiale più resistente ai colpi delle armi da fuoco che cambiarono, proprio dal Cinquecento, le modalità di combattimento.

 


Un videomapping mostra PERUGIA la “TURRENA” nei celebri affreschi

di Benedetto BONFIGLI e non solo …

 

 

BONFIGLI cappella

 

Presa di Perugia da parte di Totila e decapitazione di Sant’Ercolano

A sinistra il chierico infedele informa Totila che il bue imbottito di frumento gettato dalle mura della città e squartato in primo piano da tre soldati è un espediente dei perugini per far credere agli assedianti di essere ancora ben forniti di vettovaglie.

Le mura sono dominate da Porta Marzia prima del rimaneggiamento del Sangallo del 1540.

A destra il cadavere del vescovo Ercolano decapitato e gettato dalle mura di Perugia viene ricomposto e seppellito insieme a quello di un bambino.

La Chiesa di Sant’Ercolano è ancora dotata del piano superiore, poi demolito per allargare la visione della Rocca Paolina.

 



La SALA del CAMINO ospita una video-proiezione che racconta la storia di

PERUGIA

 

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Presso le case di Gentile BAGLIONI il ricordo di un episodio di impressionante ferocia e crudeltà che ha ispirato narrazioni, saghe, opere e colpito pittori come Raffaello e scrittori come Oscar Wilde.

 

Le nozze di sangue – Intrighi e morte alla corte dei Baglioni

Anno Domini 1500. Scenario di questo tragico evento, la Perugia del Rinascimento. Protagonista la casata che dominava la città non ancora del tutto assoggettata alla forza papalina : la famiglia BAGLIONI.

Stirpe nobile e potente nella città del Grifone, se da una parte veniva rispettata e ben vista dalla popolazione, le invidie e la corsa per il potere ne fecero le vittime di un ordito piano atto ad eliminarne i membri più importanti, al fine di prenderne il posto per il comando della guida politica ed economica del centro Italia.

Nel mese di giugno ebbero luogo le nozze di Astorre - figlio

primogenito di Guido Baglioni - con Lavinia della famiglia Orsini

Colonna, una delle più importanti dello Stato della Chiesa.

Si parla di festeggiamenti enormi, Perugia venne allestita con paramenti, addobbi, ristrutturazioni di strade e di facciate delle abitazioni volute da Simonetto Baglioni, il cugino dello sposo. Tutti i lavori costarono una cifra enorme, una spesa che ammontava a circa sessantamila fiorini. Lo storico umbro Maturanzio, che scrisse in maniera dettagliata di tutta questa oscura faccenda, disse che mai la città fu tanto “suntuosa e magnia” come in quei giorni di festa.

Invitati da tutte le signorie dell’Italia centrale, dai castelli e dai borghi vicini delle Marche, della Toscana e perfino dall’Abruzzo arrivarono in città per assistere all’alleanza fra le due grandi famiglie.

La sposa entrò in città il 28 giugno da Porta Sant’Antonio, con un

grande seguito di servitori, vestita da un abito ricamato d’oro e la

capigliatura ricoperta di perle.

 

Astorre e Lavinia andarono dapprima alla festa indetta in loro onore nella Piazza di Santa Maria dei Servi che durò sino a tarda notte, quindi si ritirarono nello sfarzoso palazzo di Grifonetto, altro cugino di Astorre, messo a loro disposizione in quanto la dimora dei novelli sposi non era ancora pronta.


I festeggiamenti proseguirono dapprima presso Porta Sole e quindi a Porta Santa Susanna. Balli, canti, fiori, ricche vivande, frutta e ovviamente vino, il tutto senza badare a spese e nel pieno della più conviviale gioia civica.

Il pranzo nuziale, dato l’altissimo numero di invitati, fu organizzato in Piazza Maggiore. Archi di trionfo, cortei, broccati, munificenze, doni inviati dagli stati.

“E chi appresentava oro, e chi argento, e chi drappe, e chi una cosa e chi un’altra; in modo che li fu donato più de doi furzieri de argento”, ci narra Maturanzio, cronista dell’epoca.

Questo stupendo affresco di gioia e di bellezza però si tramutò presto in orrore. Stava nascendo un complotto, una tremenda congiura atta ad uccidere i principali membri della casata e l’occasione delle nozze di Astorre e Lavinia era il momento perfetto per togliere di mezzo, in un sol colpo, tutte le vittime designate.

Non è ancora del tutto chiaro, da un punto di vista storico, chi fu la mente a capo della cospirazione; secondo gli storiografi di allora e forse anche secondo il mito che si è creato attorno a questa sinistra vicenda sembra sia stato Giulio Cesare Varano, signore di Camerino, l’originale fautore del piano omicida. Egli era imparentato con la nobile famiglia perugina ma ne invidiava la ricchezza che agognava per sé solamente; decise così di trovarsi dei seguaci al fine di portare a compimento l’orrendo piano.

Il primo fu il nipote Carlo di Oddo Baglioni detto il Barciglia, cugino dello sposo, anch’egli invidioso dei sui illustri parenti, che a sua volta convinse il cognato Girolamo della Penna. E poi Berardo della Cornia e Filippo di Braccio detto il Bastardo, anche lui imparentato con i Baglioni, ma di padre ignoto, a cui fu promesso che sarebbe stato fatto gentiluomo se fosse riuscito a far entrare nella congiura anche il giovane Grifonetto Baglioni, nipote di Braccio I Baglioni, di cui Filippo era zio e tutore.

Come in un dramma elisabettiano, come agirà Iago nell’Otello di Shakespeare, Filippo puntò sulla gelosia confidando a Grifonetto che la sua giovane sposa Zenobia era oggetto dei  corteggiamenti di Giovan Paolo Baglioni, membro della nobile casata che godeva della fama di grande seduttore. Probabilmente la calunnia era falsa, ma Grifonetto si fece persuadere e si unì alla cospirazione.

 

Le nozze di sangue - La strage conosciuta anche come Le nozze

rosse avvenne nella notte fra martedì 14 e mercoledì 15 luglio del

1500.

Fu scelta come data della congiura il 14 luglio, giorno in cui Giovan Paolo sarebbe tornato in città dopo aver portato a termine una spedizione punitiva a Todi, così da avere a portata di mano tutte le vittime.

Quella sera i vari membri della famiglia Baglioni si recarono alla Chiesa di Santa Lucia per la cerimonia del perdono e dell’indulgenza; finita la messa, dopo aver banchettato, la compagnia si sciolse per andare finalmente a coricarsi, cosa che accadde intorno alla mezzanotte.

I cospiratori si riunirono tutti in casa del Barciglia per mettere appunto gli ultimi dettagli del piano; per ognuna delle vittime fu designato un assassino che doveva essere accompagnato da un plotone di quindici uomini; altre quindici persone dovevano essere appostate fuori dall’abitazione dello sventurato, così da impedirgli ipotetiche fughe o eventuali soccorsi.

Il segnale di inizio dell’operazione omicida sarebbe stato il lancio di

una grossa pietra dalle mura del palazzo di Guido Baglioni. E così

avvenne.

I congiurati, approfittando della rilassatezza dei Baglioni riuniti dopo le nozze, trucidarono i Signori di Perugia nelle loro case sul Colle Landone compiendo una vera strage con atti di estrema violenza da tragedia greca.

Il giovane Simonetto si batté da solo contro tutti gli uomini appostati all’ingresso dell’edificio fino allo stremo delle forze ma venne sopraffatto dai suoi avversari.

Leggenda vuole che Filippo di Braccio, squarciato il petto del povero Astorre, prese il cuore della vittima addentandolo come una bestia.

I corpi degli assassinati furono gettati in strada dalle finestre, dilaniati dagli animali e lasciati ad insanguinare le vie.

Il piano sembrava aver dato i suoi frutti, i congiurati si accingevano a formare il nuovo governo occupando la cattedrale di San Lorenzo  e il cassero di Porta Sant’Angelo.

Furono immediatamente pubblicati bandi e deliberati nuovi provvedimenti, venne convocata un’adunanza aperta ai cittadini che però, tra il trambusto generale e il rispetto verso la nobile casata dei Baglioni, rimasero freddi verso le iniziative dei nuovi insediati. Sembra anzi che proprio i perugini provassero cordoglio e pietà verso i cadaveri di Simonetto e Astorre, ancora riversi in strada la mattina successiva i tragici fatti.

Giovan Paolo Baglioni, che era riuscito a fuggire, non perse tempo e radunò immediatamente dei seguaci, anche grazie all’aiuto di Vitellozzo Vitelli, signore di Città di Castello, preparandosi ad un veloce contrattacco. Nel giro di pochi giorni era pronto a riprendersi Perugia.  

Arrivato alle soglie della città, superò senza combattere la prima cerchia di mura attraverso Porta San Costanzo, quindi oltrepassò il borgo di San Pietro e la rispettiva porta; al suo avanzamento trovava l’acclamazione dei cittadini, contenti del ritorno del temerario Baglioni.

Giunto al quadrivio di Santa Croce gli si parò davanti un gruppo di nemici a cavallo, uno di questi montava la cavalla appartenuta ad Astorre. La rabbia  di Giovan Paolo fu tale che con un solo fendente di spada quasi tagliò di netto la testa del cavaliere uccidendolo in una singolar tenzone. Il desiderio di vendetta si accese e iniziò lo scontro tra le parti avverse che vide in netto vantaggio le truppe di Giovan Paolo.

Arrivati a Porta Sant’Ecolano le truppe dei Baglioni si trovarono d’innanzi Grifonetto, il cugino traditore. Giovan Paolo gli puntò la spada alla gola, ma disse che al contrario di quello che aveva fatto lui, non si sarebbe sporcato le mani macchiandole con il sangue della sua stessa famiglia.

Grifonetto Baglioni fu trucidato dai soldati di Giovan Paolo. Sul corpo del giovane si gettarono straziate dal dolore la madre Atalanta e la moglie Zenobia,  piangendo colui che aveva colpito così duramente la loro stirpe.

Giovan Paolo, lasciato il cugino morente alle cure della madre e della sposa, si diresse verso Piazza del Duomo per riconquistare il governo della città.

Atalanta, mamma di Grifonetto, commissionò a Raffaello Sanzio  un’opera da mettere nella chiesa di famiglia per ricordare il figlio. Come tema scelse il Trasporto di Gesù al Sepolcro.

Fu così che nacque la La Deposizione di Raffaello (1507), detta anche Pala Baglioni o Deposizione Borghese, che oggi si trova alla Galleria Borghese di Roma.

 

 

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L’artista ritrae il volto di Grifonetto nel giovane che sostiene le gambe del Cristo.

 

 

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Vi si riconoscono anche la moglie di Grifonetto Zenobia Sforza (nella Maria Maddalena) e Atalanta stessa (nella Madonna). 




               Raffaello Zenobia Sforza               raffaello Atalanta Baglioni

 

 

 

All’Archivio di Stato di Perugia ritrovato il processo originale del fatto di sangue più famoso e tremendo consumato in Perugia, se si eccettuano le stragi di Ottaviano (40 a.C.), le stragi di Totila e le stragi del 20 giugno 1859.

I documenti - finiti dopo il 1860 (data del passaggio di Perugia dallo Stato Pontificio al regno di Italia) in una profonda e umida cisterna e recentemente recuperati da Alberto Maria Sartore - mettono in luce la verità processuale.

Dagli atti emerge che Le Nozze di Sangue, restando di fatto un massacro feroce, avevano una finalità nobile: restituire ai discendenti diretti del grande Braccio Baglioni la Signoria di Perugia, che per tutta una serie di motivi contingenti era pian piano scivolata nelle mani dei suoi fratelli, Guido e Rodolfo e dei loro figli.

Nicolò Machiavelli, che era un assiduo frequentatore di Perugia (vi scrisse anche gli Schiribizzi perugini), sosteneva ne Il Principe che < il nemico si adula o si spegne >.

I congiurati progettarono su suggerimento del conte da Varano di sterminare un intero ramo familiare dei Baglioni. Non completarono la strage (si salvarono Giovan Paolo, Gentile e Troilo).

E molti tirannicidi ci rimisero la vita, compreso Grifonetto.

Roberto Trincia dei Coppoli – a cui si riferiscono gli atti del processo penale del 1501 che ha fatto luce sull’evento - fu condannato a morte e la testa gli fu mozzata.

 

 

La ROCCA PAOLINA fu attraversata dal moderno sistema di scale mobili di accesso al centro cittadino inaugurato nel 1983 che si sviluppa parallelamente al corridoio fortificato.

 


Dal 1984 il GRANDE NERO di Alberto BURRI nel Salone delle Acque cattura lo sguardo … l’imponente opera alta più di 7 metri è composta da sei elementi sovrapposti con una lunetta rotante in sommità.

 

 

 

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Notevole il CERP - Centro Espositivo Rocca Paolina

 

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I 4 PATRONI di PERUGIA

29 GENNAIO – PERUGIA festeggia San COSTANZO, il santo della

grande freddura

Nato a Foligno, è stato il primo vescovo di Perugia. Secondo tradizione fu barbaramente flagellato, quindi immerso in acqua bollente, da dove uscì miracolosamente illeso. Ricondotto in carcere, convertì i suoi custodi, che lo aiutarono a fuggire. Arrestato di nuovo, fu decapitato nel 170 nella città di Foligno.

Il corpo del santo fu portato a Perugia dove venne costruita la prima cattedrale della città. Sullo stesso luogo fu eretta la attuale chiesa di San Costanzo consacrata nel 1205 dal vescovo di Perugia e restaurata nel 1888 da Guglielmo Calderini - architetto perugino.

 

San-Costanzo

 

 


San LORENZO, il santo della gran calura – 10 agosto

Secondo tradizione fu bruciato sopra una graticola nel 258 (un supplizio che ispirerà opere d’arte, testi di pietà e detti popolari per secoli, ma studi recenti dichiarano leggendaria questa tradizione, Valeriano non ordinò torture).

È sepolto nella cripta della confessione di S. Lorenzo in Lucina, a Roma, assieme ai santi Stefano e Giustino.

La Cattedrale di San Lorenzo di Perugia - che sorge sui resti del tempio etrusco dedicato alla dea UNI (Hera/Giunone) ed inizialmente chiamata Cattedrale di San Lorenzo e Sant\'Ercolano - risale ad un progetto del 1300 di fra Bevignante.


 

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Sant’ERCOLANOdefensor civitatis – 7 novembre

Il vescovo Ercolano morì martire nel 549 tentando di impedire a Totila, re degli Ostrogoti, la invasione della città.

Prima di essere decapitato e gettato dalle mura di Perugia (nel luogo dove oggi c’è la chiesa a lui dedicata), Ercolano venne scorticato vivo. Quaranta giorni dopo la decapitazione il corpo del Vescovo venne rinvenuto intatto, senza i segni della orrenda tortura subita, e fu sepolto nell’antica cattedrale di San Pietro.

La chiesa di Sant’Ercolano venne edificata alla fine del XII secolo e nel 1317 dedicata dal comune della città di Perugia al defensor civitatis, protettore della città e dell’università.

La costruzione venne avviata nel 1297, mentre del 1326 (anno presunto del termine della costruzione) sono il muro di sostegno e la scala di accesso, del Fidanzuola di Bongiovanni e Ambrogio Maitani.

 

 

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LODOVICO di Tolosa, patronus politicus.

Il santo ingiustamente abbandonato si celebrava il 19 agosto nel palazzo

comunale con processione che partiva dalla chiesa di San Francesco al Prato.

 

san-Francesco alprato

 

 


Ma perché LODOVICO, secondogenito di Carlo II d’Angiò, è fra i patroni?

Innanzitutto fu frate francescano e all’epoca il Comune affidava volentieri la funzione di “massaro”, ossia di gestore delle finanze pubbliche ai frati minori, successivamente sostituiti dai Penitenti. E poi va ricordato che Perugia era legata alla casa D’Angiò, parte guelfa, come testimoniano i gigli scolpiti a piene mani nella facciata del palazzo dei Priori e nella lunetta del portale maggiore del Maitani. Non è casuale che a Benedetto Bonfigli, autore della decorazione pittorica della Cappella dei Priori, venissero commissionati ben quattro quadri sulla vita del santo.

La notorietà di Lodovico fu così grande che la sua identità venne confusa e sovrapposta con la figura di Costanzo, sulla lunetta del portale del Comune assieme a Lorenzo e Ercolano.

 

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Portale delle Arti (dett.) - ingresso al Palazzo dei Priori

 

 

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Rif. articolo SAN COSTANZO nella sez. Storie

Reportage fotografico by Mauro DRAGONI e Barbara CARICCHI

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