Campagna vaccinale anti-Covid in Italia



27 dicembre 2020 VACCINE DAY italiano: iniettate le prime 9750

dosi del VACCINO PFIZER.

 

30 dicembre : ultime notizie ANSA. In Italia 470mila dosi Pfizer, piano

vaccini entra in FASE 1.

 

 

 

Archiviato il VACCINE DAY, con quasi 10 mila vaccinati in tre giorni, il piano nazionale entra nella cosiddetta 'Fase 1', quella cioè che prevede la somministrazione delle dosi agli operatori sanitari e sociosanitari e a personale e ospiti delle residenze per anziani, una platea di circa 2 milioni di persone.

Questa mattina sono arrivati in 10 aeroporti italiani gli aerei Dhl con le 469.950 dosi di vaccino Pfizer che, entro domani, raggiungeranno i 203 siti di somministrazione nelle varie regioni.

 

 

vaccini ciampino

 

VACCINI a CIAMPINO

 

 

In molti casi il vaccino è già arrivato ed alcune strutture hanno anche cominciato la somministrazione. Sarà quindi, di fatto, la prima vera tappa di vaccinazione 'di massa', che potrebbe anche subire un'accelerazione con l'acquisizione - annunciata dal presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli - di dosi aggiuntive da Pfizer e Moderna. Una decisione maturata in seguito allo slittamento dei tempi per l'approvazione da parte dell'Ema del vaccino di Oxford-AstraZeneca su cui l'Italia aveva puntato molto. "Al momento - ha tenuto a sottolineare Locatelli - non c'è alcun segnale di allarme in merito ad un allungamento dei tempi per la campagna vaccinale anti-Covid in Italia". 

 

 

                                  vaccino covid

 


Ad oggi, intanto, il commissario Domenico Arcuri avverte che sono 9.803 gli italiani vaccinati con le dosi giunte il 27 dicembre nel VACCINE DAY . <Almeno 5 anticorpi monoclonali saranno disponibili nel primo trimestre del 2021>, assicura il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito e <serviranno a proteggere gli operatori esposti accidentalmente, ma anche pazienti oncologici o malati con organi compromessi> 





A proposito di VACCINI : tra i ricordi dell’infanzia ZOLLETTA DI

ZUCCHERO & CICATRICE SUL BRACCIO rispettivamente per

l’ ANTIPOLIO e l’ ANTIVAIOLICO.



La POLIOMIELITE, detta anche “paralisi infantile” o “malattia di Heine-Medin”, deriva il suo nome dalle parole greche poliòs (grigio) e myelòs (midollo).

 

 

E’ una malattia acuta, virale, altamente contagiosa che si diffonde da individuo a individuo principalmente per via oro-fecale.



E’ provocata dai Poliovirus, appartenenti alla famiglia degli Enterovirus.

Nella sua forma più grave, ma anche meno frequente - la

POLIOMIELITE PARALITICA - colpisce i motoneuroni, situati nel midollo spinale con degenerazione neuronale e quindi paralisi e atrofia muscolare e in ultimo deformazioni ossee.



VACCINAZIONE ANTIPOLIO in ITALIA

 

In Italia il vaccino Salk (IPV) venne adottato nel 1957. Nel biennio '59-'60 viene raccomandata la vaccinazione per persone da 0 a 20 anni quando la incidenza della POLIOMIELITE raggiunge il suo picco in Italia, con oltre 8000 casi dichiarati.

La grande campagna antipolio del 1964

Il vaccino Sabin (OPV) sostituisce l'IPV nella primavera del 1964, nel momento in cui ebbe inizio una campagna di vaccinazione di massa alla popolazione dai 0 ai 20 anni. Nel 1964 i casi dichiarati di poliomielite in Italia furono circa 3000. Nel 1965 l'incidenza dichiarata si limitava a 500 casi.

A causa della diversa adesione alla campagna vaccinale che si ebbe al Sud rispetto al Nord del Paese, con un'incidenza di infezioni poliomielitiche tre volte superiore al Sud rispetto al Nord nel triennio 1966-68, con legge 4 febbraio 1967 e 25 maggio 1967, il Ministero della salute rese obbligatoria nel calendario vaccinale la vaccinazione nel primo anno di vita e la rivaccinazione nel terzo anno. Nel 1982 si registrarono in Italia gli ultimi due casi autoctoni (due bambini italiani non vaccinati).

Albert SABIN è l'intransigente virologo che metterà a punto il primo VACCINO ORALE contro la POLIOMIELITE. E non lo brevetterà.

Il suo simbolo è una ZOLLETTA DI ZUCCHERO. È il modo dolce  con cui Albert Sabin ha salvato dalla poliomielite milioni di bambini in tutto il mondo. Non era dolce invece lo scienziato, nonostante l’aspetto mite: onesto fino alla crudeltà, molto egocentrico, intransigente.

È anche vero che la vita, come lui stesso ripeteva, non era stata clemente con lui. Albert era nato infatti nel ghetto ebraico di Bialystock (nell’odierna Polonia) il 26 agosto 1906 con il nome di Saperstein, semicieco dall’occhio destro. Costretto a emigrare negli Stati Uniti nel 1921 a causa delle crescenti persecuzioni razziali, ebbe una vita accademica costellata di successi ma oscurata dalla perenne disputa con Jonas Salk, inventore del primo vaccino antipolio. La vita privata, invece, venne segnata dal suicidio della prima moglie, da un secondo matrimonio non felice e da un terzo tentativo coniugale in tarda età, negli anni ’80, pochi anni prima di morire, povero in canna, il 3 marzo 1993.

Eppure questo uomo così provato dal destino è stato uno dei più grandi e disinteressati ricercatori mai esistiti. Cominciò la sua carriera universitaria alla facoltà di odontoiatria della New York University, ma presto cambiò facoltà affascinato dalla microbiologia. Dopo la laurea nel1931 si spostò presso la University of Cincinnati (Ohio), dove cominciarono le sue ricerche sul poliovirus. A spingerlo in questa direzione era stato il professor William Park e l’esplosione di un’epidemia di polio a New York. Nel 1939 Sabin ottenne il primo grande risultato: aveva infatti scoperto che quello della polio non era un virus respiratorio, ma viveva e si moltiplicava nell’ intestino. Nasce così l’epoca degli ENTEROVIRUS, fino ad allora mai classificati come tali.

Anche a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, cui Sabin parteciperà come ufficiale medico, la messa a punto di un vaccino contro la poliomelite deve aspettare quasi altri 15 anni.

A compiere il miracolo è Jonas Salk, ricercatore della University of Pittsburgh, che nel 1952 realizza tre diversi vaccini, uno per ogni tipo fondamentale di polio, basati su virus uccisi e conservati in formalina. Il 26 aprile del 1954 comincia negli Stati Uniti una campagna di vaccinazione di massa. Tuttavia il metodo Salk non si dimostra efficiente: il prodotto non impedisce il contagio, alcune infezioni si verificano anche dopo l’immunizzazione, e inoltre il vaccino deve essere somministrato con tre iniezioni diverse.

Nel frattempo anche Sabin, al Children Hospital di Cincinnati, aveva messo a punto il suo siero, sperimentato su 10mila scimmie e 160 scimpanzé, su sé stesso, sulle figlie e su giovani volontari reclutati tra i carcerati delle prigioni federali di Chillichote (in Ohio). Diversamente da quello di Salk, il vaccino di Sabin si basava su ceppi indeboliti di virus e, invece che essere inoculato, andava somministrato per via orale: su un cucchiaio o meglio su una ZOLLETTA DI ZUCCHERO.

 

                                    antipolio

 

 


Nonostante le evidenze presenti nelle ricerche dello scienziato di origine polacca, la National Foundation for Infantile Paralysis, fondata nel 1938 da Franklin D Roosevelt, preferisce perfezionare il preparato di Salk e proseguire con quello le sue campagne di prevenzione. Forse è proprio l’ origine del ricercatore a risultare sgradita alla Fondazione: sono pur sempre i tempi della Guerra Fredda. Sabin, però, non si arrende, convinto che l’unico compito della scienza sia il bene dell’umanità. Vuole a tutti i costi che il suo vaccino salvi milioni di bambini da stampelle, polmone d’acciaio e dalla morte. Anche per questo motivo (come Jonas Salk) non brevetta mai il suo vaccino e fa in modo che nessuno possa lucrare sulla sua scoperta:

 

< è il mio regalo ai bambini >

È la Cecoslovacchia il primo paese ad adottare il vaccino Sabin, seguita da tutto il blocco orientale, dall’ Asia e dall’ Europa (in Italia fu autorizzato nel 1963). In pochi anni sono milioni i bambini vaccinati, e rarissimi i casi di insuccesso. Il vaccino si diffonde su scala mondiale: anche gli Stati Uniti sono costretti a capitolare e cominciano a impiegarlo.

Nel 1970 Albert Sabin riceve la Medaglia Nazionale per la Scienza.

In quest’ occasione dirà la famosa frase, emblematica del suo carattere:

< Esiste solo un vaccino contro la poliomielite: quello che ho preparato io >

A oggi, grazie a Sabin, i casi di polio sono solo poche migliaia nel mondo. Ma la malattia resiste, endemica, in Nigeria, India, Pakistan e Afghanistan.

La POLIOMIELITE è una strana infezione virale: in epoca precedente al vaccino era molto comune. Il poliovirus entra nel corpo con alimenti contaminati e causa una enterite di modesto rilievo, spesso quasi inapparente. Soltanto in un  caso su 100 il virus supera la barriera dell’intestino e raggiunge il sistema nervoso centrale, dove causa la morte dei motoneuroni centrali e periferici, con la conseguente paralisi dei gruppi muscolari innervati dai neuroni uccisi.

Lesioni paralitiche gravi sono presenti nel 50% dei casi di interessamento del sistema nervoso centrale e la mortalità, per paralisi dei muscoli respiratori, è del 5-10%.

L’ incidenza della poliomielite è diminuita di più di mille volte su scala mondiale dal 1988 ad oggi, passando da oltre 350.000 casi all’anno a poco più di 200. I fattori responsabili dello spettacolare declino di questa malattia sono essenzialmente due: il vaccino obbligatorio e le misure di igiene pubblica, in particolare per lo smaltimento delle acque luride (essendo la poliomielite una infezione intestinale, il contagio avviene per il tramite di acque inquinate da liquami fognari usate per l’irrigazione delle colture).

Il vaccino antipolio di Salk è fatto convirus uccisi, viene somministrato per iniezione intramuscolare e dà scarsa protezione contro l’enterite virale ma impedisce le complicanze neurologiche: non è sufficiente per eradicare il virus.

Il vaccino antipolio di Sabin invece è fatto con virus vivente attenuato, capace di dare l’enterite ma incapace di dare le complicanze neurologiche; viene somministrato per via orale e causa immunità permanente anche contro la forma enterica dell’infezione, risultando quindi idoneo ad eradicare la malattia. Purtroppo in alcuni casi sono state segnalate complicanze neurologiche, anche letali, dovute alla vaccinazione. Non tutte sono state indagate a fondo, ma in alcuni casi ben studiati erano stati vaccinati bambini che avevano deficit immunologici congeniti ed erano quindi indifesi nei confronti del virus vivo attenuato.

 

 

 

 

Il VAIOLO – chiamato anche variola o variola vera – è una malattia infettiva causata da due varianti del virus Variola, la Variola maior e la Variola minor; il termine viene dal tardo latino variola, più specificatamente da varius che significa chiazzato.



Questa terribile malattia, comparsa (a quanto si sa) circa nel II millennio a.C., ha avuto come costante un alto tasso di mortalità, almeno fino alle campagne di vaccinazione obbligatoria avviate a metà dell’800, che portarono a una completa eradicazione del vaiolo nel 1980.

Il VACCINO DEL VAIOLO venne scoperto da Edward JENNER nel 1798.

JENNER nacque e crebbe a Berkeley in Inghilterra, figlio di Stephen Jenner, vicario della città. Sin dalla più tenera età Edward fu istruito dai genitori secondo un’educazione classica, che prevedeva anche lo studio assiduo del latino. All’età di 13 anni divenne apprendista del farmacista Daniel Ludlow e più tardi del chirurgo George Hardwick nella vicina Sodbury.

Nel corso dei suoi studi osservò che le persone infettate con il VAIOLO

BOVINO durante il lavoro con il bestiame, risultavano immuni al vaiolo. Queste osservazioni però non vennero sperimentate e non portarono ad alcuna conclusione.

Dal 1770 al 1772 Jenner fu impegnato nella specializzazione a Londra, presso il St. Georges Hospital, sotto l’ala del suo maestro dottor John Hunter. Una volta laureato tornò a esercitare medicina a Berkeley…

 


Nel 1959 l’Assemblea Mondiale della Sanità – OMS – annunciò

ufficialmente una guerra, che durò 10 anni,  per eradicare il vaiolo in

tutto il mondo.

 

Il VACCINO ANTIVAIOLICO assicura la protezione contro la

TUBERCOLOSI.

Questo perché la stragrande maggioranza dei casi di tubercolosi si sono diagnosticati in persone che aveva in precedenza contratto il VAIOLO.



La campagna di vaccinazione massiccia iniziata nel 1959 si è conclusa in tutto il mondo nel 1986. Già alla fine degli anni ’70 la campagna di vaccinazione antivaiolica cessò negli Stati Uniti. Qualche anno dopo cessarono le vaccinazioni anche in Europa. L’OMS dichiarò eradicata questa patologia nel 1979.

CICATRICE SUL BRACCIO

 

                             vaiolo



Le strane cicatrici lasciate sulle braccia di chi aveva fatto il VACCINO

ANTIVAIOLICO non passano inosservate.

Il vaccino era conosciuto anche come il“tatuaggio” dei giovani degli

anni ’50 e ’60.

Chi è nato dopo la fine degli anni ’70 non hai più questo segno sulla pelle perché i metodi di somministrazione con il tempo si sono evoluti.

In alcuni Paesi del mondo il vaccino è ancora obbligatorio come in Marocco, e si somministra ai bambini piccoli, che mostrano sul braccio ancora oggi questa piccola cicatrice che li seguirà per tutta la vita.





TETANO - In Italia, la VACCINAZIONE ANTITETANICA è stata resa obbligatoria dal 1938 per i militari, dal 1963 per i bambini nel 2° anno di vita e per alcune categorie professionali considerate più esposte a rischio di infezione (lavoratori agricoli, allevatori di bestiame, ecc.).

La passione per la scoperta del mondo mi ha condotto a VIAGGIARE INFORMATA : ogni paese ha i suoi problemi sanitari e le VACCINAZIONI OBBLIGATORIE o CONSIGLIATE …     TIFO     PARATIFO     EPATITE A      EPATITE B      FEBBRE GIALLA

VACCINAZIONI INTERNAZIONALI - via della Consolata,10 a TORINO

© Copyright Barbara Caricchi ARTIVAMENTE – Tutti i diritti riservati