Storia di una coppia di imprenditori agricoli moderni e creativi
Il sorprendente incontro tra una NOBILDONNA e un AGRONOMO !!
“AGROSFERA – Storie di innovazione e tradizione” :
progetto fotografico collettivo nazionale FIAF. Mostra della Sezione Fotografica Cedas al Mausoleo della Bela Rosin - TORINO.

Il Mausoleo de La Bela Rosin, nome con cui è comunemente noto il Pantheon di Mirafiori, fu fortemente voluto dai figli di Rosa Vercellana, moglie morganatica di Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re d’Italia, già sepolto nel Pantheon di Roma.

Vittoria Guerrieri di Mirafiori e di Fontanafredda : la storia
della figlia del Re è fortemente legata all’AGRONOMIA e a Città della Pieve.
< Nata da Vittorio Emanuele II e dalla bella Rosina, Vittoria visse per ben 13 anni fra un palazzo del paese umbro e Salci: un piccolo borgo ormai abbandonato, un tempo immerso in una splendida tenuta con ben 41 poderi e 700 abitanti, distante una decina di chilometri da Città della Pieve. La nobildonna assaporò qui il suo intenso amore con Paolo De Simone (di 11 anni più giovane di lei). Qui i due amanti dettero vita ad un grande e moderno business: imprenditori agricoli moderni e creativi vi impiantarono anche un’ importante industria di trasformazione.
Una grande avventura la loro e in tutta la zona è ancora viva la leggenda di questa coppia straordinaria: belli, intelligenti, impegnati in politica, progressisti - risorgimentali, attenti ai più poveri e ai più deboli. Adesso, questa umana vicenda fra tradizione e innovazione è diventata un saggio che si legge come un romanzo. Lo ha scritto Maria Luisa Meo che ha ricostruito una “microstoria” che dialoga con la storia d’Italia con la S maiuscola. Il titolo del libro è “Vittoria la figlia del Re”, Edizioni Primapagina > scrive Gabriella Mecucci
La primogenita di Vittorio Emanuele e della bella Rosina venne alla luce nel 1848, un anno cruciale per l’Italia e per il padre che, morto Carlo Alberto, diventò sovrano del Regno di Piemonte e Sardegna. La bambina era forte e crebbe bella e robusta, molto amata dall’illustre genitore. Non poteva prendere il nome dei Savoia perché illegittima e si chiamerà quindi Vittoria Guerrieri di Mirafiori.
Sposò il marchese Giacomo Filippo Spinola, il ‘primo aiutante in campo’ del Re, dal quale ebbe tre figli. Morto Giacomo, si maritò in seconde nozze con il marchese Luigi Domenico, fratello del primo marito, dal quale ebbe una figlia, Diana.
Gli Spinola erano un’importante famiglia dell’aristocrazia ligure: dalla loro villa di Quarto partì Garibaldi per l’impresa dei Mille.
La svolta nella vita di Vittoria avvenne nel 1883, quando a 35 anni, conobbe Paolo De Simone, uomo bellissimo, brillante, creativo. Se ne innamorò perdutamente. Un rapporto che fece scandalo e che procurò a Vittoria diffidenza e talora emarginazione da parte di alcuni ambienti dell’aristocrazia.
Forse anche per questo decise di trasferirsi in Umbria con i quattro figli nati dai due matrimoni Spinola. Affittò un palazzo a Città della Pieve e nel 1886 comprò la grande tenuta di Salci dal duca Bonelli.
Inizia così la grande avventura. Paolo diviene suo amministratore.
Sono legati da una relazione illegittima essendo Vittoria sposata. Città della Pieve è per entrambi il luogo ideale in cui cercare di raggiungere le loro aspettative e sperimentare una nuova idea di impresa agricola.
A Salci allevano cavalli purosangue, producono vino e impiantano una fabbrica a vapore per la produzione di paste alimentari.
Paolo ha una vocazione naturalistica molto forte a cui unisce creatività e intraprendenza. Ottiene il brevetto per un annaffiatoio particolare a molti usi, denominato Secchia Palusse, adatto ad annaffiare, pulire, pompare e irrorare sostanze anticrittogamiche.
L'invenzione fu così celebre nell'ambiente da ispirare persino una composizione musicale d'omaggio intitolata "La secchia palusse de Simone", una canzone per voce e pianoforte scritta dal compositore Giuseppe Giannelli e pubblicata a Napoli nel 1892 dall'editore Biagio Giannini.
Paolo non stava fermo un minuto : inventava strumenti per un’agricoltura moderna, vinceva premi per la sua genialità … La sua attività era un esempio di come e con quali capitali si sviluppò alla fine dell’Ottocento l’industria italiana. Ma il business non gli bastava: faceva politica, diventò amministratore del Comune di Città della Pieve e poi sindaco. Progressista e filo garibaldino, era anche un uomo colto: componeva musica e progettava dimore come fosse un architetto, la sua la volle chiamare Palusse. Studioso di botanica, esperto in giardini ... qui costruisce serre, fioriere e ospita le sue collezioni botaniche. Stabilisce anche un’azienda agricola con orticoltura, floricoltura e pollicoltura. L’azienda viene denominata Stabilimento Palusse e ha una filiale a Roma in via del Viminale 11.
Lei, la marchesa Vittoria era una donna profondamente
innamorata e aiutava il suo uomo – che poi diventerà dopo la scomparsa del secondo marchese Spinola anche marito – a mandare avanti la grande azienda. Investì soldi, firmò contratti coi coloni della tenuta. Si comportava con loro da vera filantropa. E lo stesso fece con la parrocchia che aiutava con impegno e continuità. Era amatissima dalla gente di Salci e di Città della Pieve, anche se l’aristocrazia della cittadina umbra non smise mai di coltivare verso di lei più di un pregiudizio. Vittoria però era coraggiosa come il padre e anticonformista come la madre. Religiosa e profondamente legata ai valori di “Dio, patria e famiglia”, viveva senza problemi con un uomo come Paolo: un garibaldino dichiarato, non propriamente papalino. Del resto, lo spirito del tempo conteneva una buona dose di anticlericalismo. Il loro amore e le reazioni sociali a questo costituiscono un pezzo di storia del costume italiano.
Una vita felice quella di Paolo e Vittoria. Sino a quando non arrivarono i pesanti rovesci finanziari che li costrinsero a vendere una dopo l’altra le proprietà di Salci, a cessare le attività imprenditoriali e commerciali.
Nel 1900 il “Palusse” viene venduto perché gravato da debiti e ipoteche.
Paolo lascia le sue collezioni alla Scuola Tecnica di Città della Pieve e si trasferisce con Vittoria a Roma, dove si sposano il 7 novembre 1900. Abitano in un modesto appartamento in Piazza Esedra e con il poco denaro disponibile Paolo apre in via del Viminale “ Il Premiato Stabilimento di Floricoltura Palusse “, un negozio di fiori e sementi.
Nel gennaio 1904 Paolo costituisce con Ettore Manzolini una società denominata Unione Orticola Romana Manzolini-Palusse che si occupa di produzione e commercio di quanto attiene a orticoltura, floricoltura, giardinaggio, arte e affini.
Vittoria muore di polmonite il 29 novembre 1905. A gennaio 1906 Paolo scioglie la società Manzolini e muore suicida il primo maggio dello stesso anno, stroncato dal dolore per la perdita dell’amata consorte e aggravato da una situazione economica sempre più difficile.
Finisce così in tragedia la grande avventura d’amore e
di business di Vittoria e Paolo.
I due tornarono dopo la morte nel luogo dove avevano vissuto una vita intensa e felice. Riposano infatti nel cimitero di Città della Pieve che guarda il paesaggio umbro-toscano. In due tombe diverse, però, anche se contigue: lei in quella della famiglia Spinola, lui in quella dei De Simone. La gente del luogo ne coltiva la memoria ed è orgogliosa che, dopo Perugino, un altro pezzetto di storia d’Italia sia passato dalle sue parti >
La Spermoteca “Paolo De Simone” al Museo di Storia naturale e
del Territorio di Città della Pieve a Palazzo della Corgna.

Collezione di semi conservati in appositi provette di vetro, costituita da 273 campioni di una grande varietà di semi di piante di uso agrario, di provenienza locale, nazionale, europea e extraeuropea.
Tale collezione deriva dalle attività commerciali e agrarie di Paolo De Simone.
In alcuni contenitori sono stati ritrovati frammenti cartacei di riviste specialistiche dell’epoca (orticoltura/giardinaggio) e anche moduli non compilati per l’ordinazione di semi dalla ditta Fratelli D’Amato-Napoli. Tale ditta al momento non risulta attiva ma si intende verificare eventuale presenza di cataloghi presso le fonti bibliografiche. L’inventario della spermoteca è stato curato dal CAMS negli anni dal 2007 al 2010.
L’agrobiodiversità ritrovata
Recentemente, con l’impulso dell’Istituto IBBR CNR (Perugia) e del Parco3A (Todi), che contribuiscono alla caratterizzazione e conservazione della biodiversità agricola umbra, è sorto l’interesse per la caratterizzazione delle accessioni presenti in tale collezione. La biodiversità agraria ha infatti maggiori possibilità di sopravvivenza se viene di nuovo coltivata e messa in grado di produrre reddito per i coltivatori locali.
L’elenco dei nomi delle piante coltivate riportati sulle etichette dei contenitori museali si riferisce esclusivamente a specie orticole: lattuga, pisello, melone, melanzana, lenticchia, carciofo, peperone, pomodoro, cipolla, cavolo (broccolo, fiore, rapa, verza, cappuccio), cicoria, cece, cetriolo, rapa, ravanello, sedano, spinace, zucca, fava, fagiolo, finocchio, barbabietola.
Le accessioni orticole sono un insieme di varietà locali prevalentemente del Sud Italia, ad esempio l’accessione pisello nano del Vesuvio potrebbe corrispondere all’attuale accessione locale pisello cento giorni del Vesuvio, presidio Slow Food, recuperata grazie alla coltivazione di pochi agricoltori della zona napoletana e a iniziative degli enti locali.
Sono riportate inoltre le accessioni pisello increspato telegrafo e pisello rampicante telefono che rappresentano una forma interessante di diatriba sulla proprietà intellettuale varietale di antica data.
In merito a una specie di grande importanza per l’Italia sono presenti diverse varietà di pomodoro: Re Umberto, fiaschella di Napoli, meraviglia di Napoli, riccio di Nocera. Si tratta chiaramente di varietà delle zone di maggior coltivazione della Campania che in parte sono ancora presenti.
Un piccolo passo verso la sostenibilità
Grazie alle raccolte e alle collezioni conservate anche da piccoli musei come quello di Città della Pieve è possibile contribuire alle conoscenze relative al cambiamento avvenuto negli ultimi decenni a seguito della perdita di biodiversità anche vegetale. È noto che l’utilizzo di poche varietà per specie su vaste estensioni ha comportato una perdita di patrimonio genetico, da recuperare a piccoli passi.
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