
Cesenatico 1939
Fotografie dal concorso 5.000 lire per un sorriso dell'azienda cosmetica Gi.Vi.Emme, 1939-1941 - EXPOSED Torino Photo Festival 2026, Portici di via Po
E intanto fanno il bagno a CESENATICO
Ma i furbi, come sempre, non affogano
Ricordo che gridavo, "Amore, salvami!"
E quelli ci ridevano anche su
"La Mosca" (1973) - celebre brano presentato a "Un disco per l'estate" composto da Renato Pareti con testo di Roberto Vecchioni
CESENATICO – provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna.
Al centro della Riviera romagnola, fra RAVENNA e RIMINI, Ziznàtic è un
antico borgo marinaro da sempre al passo con i tempi.
Dal sito romano di AD NOVAS a PORTO CESENATICO costruito nel 1314 per l’esigenza mercantile della città di Cesena di avere uno sbocco al mare.
Ai primi del cinquecento Cesare Borgia reputò opportuno far eseguire lavori che conferissero al porto adeguata protezione dalla violenza dei flutti, incaricando del progetto Leonardo Da Vinci.
Lungo le due rive del porto col passare dei secoli si sviluppò il paese sia come centro peschereccio e mercantile sia come luogo turistico.
PORTO CANALE LEONARDESCO : dal Ponte del Gatto (ex Ponte di San Giuseppe, oggi in rifacimento) alle Porte Vinciane – maree e insabbiamento
a levante il CENTRO STORICO con la Chiesa di San Giacomo Apostolo, il monumento a Giuseppe Garibaldi in piazza Pisacane, le colonne veneziane in granito rosa, la Piazza delle Conserve e l’antica Pescaria, piazza Ciceruacchio con la Biblioteca e la Galleria d’Arte Leonardo Da Vinci ospitata nell’edificio costruito nel 1929 come primo mercato del pesce all’ingrosso di Cesenatico …
a ponente il MUSEO della MARINERIA, Casa Moretti, Teatro, Squero e case dei pescatori, darsena, capanni da pesca lungo il molo, piazza Spose dei Marinai, spiaggia con colonie 12 stelle e scuola di Vela …
Alla scoperta della riva di PONENTE














CENTRO MARITTIMO in piazza Andrea Costa con la ruota panoramica dove si fronteggiano due simboli cittadini : il GRAND HOTEL di Cesenatico inaugurato nel 1928 e il GRATTACIELO Marinella II realizzato nel 1957-1958.
Sul lungomare di levante l’ex Colonia AGIP (1937-1938) …
RAVENNA CESENA RIMINI
In Età comunale CESENA, in fase di espansione territoriale, cercava di dotarsi di un porto e puntò al possesso CERVIA. Ma RAVENNA si oppose: la città del sale era di fatto un suo dominio. I cesenati rivolsero allora le loro attenzioni più a sud, in una zona al confine coi possedimenti di RIMINI, dove nel 1302 iniziaronoa costruireuna fortezza in riva al mare. I riminesi cercarono allora di impedirglielo: Federico da Montefeltro attaccò la stessa Cesena, saccheggiando le aree agresti compreso il costruendo porto. Nel 1314 vennero ripresi i lavori costruzione dello scalo portuale e, sotto il governo di Ostasio I e Guido Novello da Polenta, vennero terminati il 10 agosto dello stesso anno: nacque così il Porto Cesenatico.
CESARE BORGIA e LEONARDO da VINCI
Cesare Borgia, il Valentino, signore di Cesena, nominando Leonardo Da Vinci suo architetto e ingegnere generale, permise al Genio di venire in Romagna e lasciare il segno del suo passaggio su un “taccuino di carta” con promemoria e osservazioni.
Il Codice L di Leonardo
È questo un piccolo libretto (109 x 72 mm), di 94 fogli cartacei, noto nel corpus dei manoscritti leonardeschi come Codice L, conservato alla Bibliothéque de l’Institut de France di Parigi insieme ad altri manoscritti sottratti durante le requisizioni napoleoniche. Leonardo lo usa per annotarvi schizzi, idee, considerazioni, abbozzi di progetti, vergati nella scrittura corsiva tipica degli intellettuali del suo tempo, ma rovesciata da destra a sinistra. Leonardo tra l’altro a volte capovolge il taccuino, contribuendo all’impressione di «caos» creativo che destano queste pagine, già iniziate a Milano, ma riempite in gran parte durante il viaggio in Romagna. Tra disegni e progetti, Leonardo si lascia andare anche a commenti ironici sui romagnoli, che critica ad esempio per l’abitudine di costruire carri con le ruote anteriori più piccole di quelle posteriori: «In Romagna, capo d’ogni grossezza d’ingegno, usano i carri di 4 rote, e quali n’hanno 2 dinanzi basse e due alte dirieto. La qual cosa è in gran disfavore di moto, perché sulle rote dinanzi si scarica più peso che in su quelle dirieto».
Una riproduzione del Codice L di Leonardo, edita da Giunti, è esposta presso il Museo della Marineria di Cesenatico.
Leonardo da Vinci visitò Cesenatico il 6 settembre 1502
al fine di risolvere i problemi di insabbiamento del porto.
Su questo famoso libro da tasca, il CODICE L, Leonardo realizzò due disegni.
Nella “veduta prospettica del Porto Cesenatico e delle costruzioni circostanti” (veduta a volo d’uccello), probabilmente realizzato dalla rocca medioevale (purtroppo distrutta nella Seconda guerra mondiale), si vedono tre archi in posizione corrispondente a quello che un tempo si chiamava ponte di San Giuseppe, poche abitazioni, la curva del canale, i due moli guardiani e il reticolo delle saline a sinistra e a destra dello schizzo.
Dal disegno si nota come nel 1500 la linea di costa, cioè il mare, arrivasse dove oggi si trova lo “sperone del canale”, prima di piazza Ciceruacchio, oggi segnalato da una lapide che ne descrive l’importanza.

Nella “planimetria del porto canale di Cesenatico” (veduta analitica e tecnica) si vede la confluenza del canale Fossatone nel porto, ancora il ponte di San Giuseppe, il disegno schematico della palificazione. Inoltre si notano numeri, appunti indecifrabili e due piccoli schizzi che sembrano non avere correlazione con il porto. Sopra al disegno c’è la data “Porto Cesenatico a dì 6 settembre 1502 a ore 15”, in cui Leonardo specifica la sua presenza in loco alle ore 9 del mattino del 6 settembre, poiché non erano le tre del pomeriggio ma la quindicesima ora dopo il tramonto, quindi, essendo settembre, in prima mattinata.
Il celebre sipario storico del Teatro Comunale di Cesenatico, dipinto nell'Ottocento dal pittore Pompeo Randi, raffigurava l'incontro tra Cesare Borgia (il Duca Valentino) e Leonardo da Vinci. Andato perduto nel dopoguerra, il velario è stato poi fedelmente riprodotto da alcune allieve dell'Accademia di Belle Arti di Brera.

GIUSEPPE e ANITA GARIBALDI
Nella notte tra l'1 ed il 2 agosto 1849 Giuseppe Garibaldi, in ritirata dopo la caduta della Repubblica Romana, entrò in paese con la moglie Anita ed alcuni seguaci con l'intento di requisire alcuni bragozzi e raggiungere Venezia, dove Daniele Manin ancora resisteva agli austriaci. Dopo aver preso il possesso di Cesenatico, i garibaldini lasciarono la cittadina a bordo di alcune imbarcazioni. La flottiglia fu tuttavia intercettata lungo le coste meridionali del Delta del Po da una squadra della marina imperiale austriaca; Garibaldi così si vide costretto a sbarcare al Porto di Magnavacca per sfuggire alla cattura.
Anita Garibaldi morì il 4 agosto 1849 a soli 27 anni nella Fattoria Guiccioli a Mandriole di Ravenna. Incinta al quinto mese e stremata dalla fuga dopo la caduta della Repubblica Romana, l'eroina dei due mondi si spense a causa di una grave forma di febbre perniciosa (malaria).



Ricostruzione banchina dell’antico porto canale con i criteri tecnici utilizzati nel XVI-XVII sec. La parte in muratura e il tavolato di quercia sono originali dell’epoca. I tronchi di pino raggiungevano la profondità di 5-6 metri.
CESENATICO BALNEARE
Le prime strutture turistiche di Cesenatico risalgono al 1865, quando vennero costruiti alcuni capanni sulla spiaggia per opera di un privato che ottenne il permesso e un prestito dal Comune.
Ma il primo Stabilimento Balneare di Cesenatico venne costruito da Giuseppe Bravetti, su richiesta dello stesso Comune, e inaugurato nel 1878. Si trattava di un complesso di ben articolato di palafitte in legno, con un'ampia terrazza sull'acqua, camerini, padiglioni con cupole di forme orientaleggianti, dotato di bar e ristorante.

Nel 1891 lo stabilimento venne ricostruito in muratura dal Comune cittadino, su progetto dell'ingegnere Luigi Bertozzi e dotato di passerella collegata agli spogliatoi.
A Cesenatico nel 1897 nacque il primo Servizio di Salvataggio della Riviera.
Villini liberty e Grand Hotel
Il Grand Hotel di Cesenatico – commissionato dall’imprenditore milanese Luigi Gaetano Ceschina (1879 – 1960) che spese per costruirlo circa 5 milioni delle vecchie lire – fu inaugurato nel 1928.
Affacciato sul mare Adriatico, l’imponente struttura è da quasi un secolo uno dei simboli della Riviera romagnola. L’edificio nacque per intercettare il nuovo turismo balneare che stava trasformando la costa. Con la sua architettura elegante, in stile liberty sobrio con richiami neoclassici, terrazze panoramiche e grandi saloni affacciati sulla spiaggia, l’hotel seppe subito incarnare l’idea di modernità e “grandeur”.


Negli anni Trenta il Grand Hotel diventò il cuore pulsante della vita mondana cesenaticense, contribuendo a rendere la cittadina la seconda meta balneare della Romagna dopo Rimini. Qui si davano appuntamento aristocratici, imprenditori e personalità del tempo, attratti dal fascino dell’albergo e dal comfort – allora raro – di un accesso diretto al mare.
La Seconda guerra mondiale segnò inevitabilmente la sua storia: prima sede del comando tedesco e poi quartier generale delle truppe neozelandesi durante la Liberazione, l’hotel visse anni difficili. Ma già nel dopoguerra tornò a essere luogo di ospitalità e simbolo di ripartenza, mentre la Riviera si preparava al boom turistico.
Molte ville furono così convertite in alberghi, mentre vennero realizzate nuove colonie (una delle prime fu la Colonia 12 Stelle, rivolta ai bambini provenienti dalla provincia di Bolzano, senza distinzioni di lingua).
Nella prima metà degli anni sessanta, grazie al benessere derivato dal boom economico, Cesenatico si trasformò definitivamente in un affermato centro turistico internazionale. In quel periodo vennero costruiti centinaia di alberghi e migliaia di seconde case; interi tratti di costa fino ad allora pressoché deserti furono urbanizzati. Nello stesso periodo sorsero nuovi centri abitati: le frazioni di Valverde, Villamarina e Zadina. Simbolo della radicale trasformazione che cambiò per sempre il volto di Cesenatico fu la costruzione del grattacielo.
GRATTACIELO di CESENATICO - ‘Condominio Marinella II’
Svetta in Piazza Andrea Costa di fronte al Gran Hotel e offre una vista mozzafiato sul mare e la costa.
Con i suoi 33 piani su 118 metri di altezza nel 1958 è stato l'edificio più alto d'Italia e d’Europa in cemento armato.


Il GRATTACIELO dalla terrazza dell’Hotel Esplanade
L’idea del grattacielo - costruito tra il maggio 1957 e il marzo 1958, in soli 15 mesi - nasce nell’età d’oro del turismo, quando Cesenatico era una delle località più ‘in’ per le ferie estive, soprattutto delle famiglie. Il progetto è dell’ingegnere lughese Eugenio Berardi che, fondata nel 1956 la Società Immobiliare Marinella (dal nome della moglie), aveva già inaugurato nel 1957 il primo grattacielo balneare italiano "Condominio Marinella" a Milano Marittima (21 piani su 90 metri di altezza).
Si compone di una parte basamentale aggettante su cui è innestata la torre dei piani tipo. La distribuzione è affidata a scale ed ascensori a chiamata rapida che consentono di raggiungere la terrazza panoramica in sommità.
I materiali di rivestimento variano dall'intonaco tinteggiato alla base dell’edificio, alla texture di gres porcellanato bianco e blu del corpo del grattacielo. Le fasce di infissi vengono cromaticamente trattate ad evidenziare il senso di orizzontalità; il sistema di oscuramento consiste in tapparelle azzurre.
Il GRATTACIELO dalla Darsena
Spiaggia di LEVANTE con la COLONIA AGIP di Cesenatico, progettata dall’architetto bolognese progettata dall'architetto Giuseppe Vaccaro tra il 1937 e il 1938, è un capolavoro del razionalismo italiano. Costruita per ospitare i figli dei dipendenti dell'azienda, è celebre per il suo corpo centrale sopraelevato su pilotis lungo 270 metri, che garantisce il passaggio della luce e della brezza marina.
I prospetti maggiori del corpo centrale sono caratterizzati da finestre a nastro protette da frangisole sul fronte ovest (verso la campagna), mentre invece i lati corti sono praticamente ciechi.
In questa struttura, secondo lo stile razionalista, sono state ideate vaste superfici vetrate per garantire una splendida vista sia sul mare che sulla campagna, la massima circolazione dell’aria e della luce e in contemporanea della schermatura dell’illuminazione solare troppo intensa.
Spiaggia di PONENTE da piazza Spose dei Marinai
VENA MAZZARINI (ramificazione del Porto Canale all’altezza della
Darsena) - ex DELFINARIO

I delfini nella Vena Mazzarini a Cesenatico sono stati un'icona tra gli anni '50 e '80. La storia dei famosi esemplari Lalla (catturata in Adriatico) e Palooza (arrivato da Miami) ha reso la cittadina romagnola celebre nel mondo. La vasca all'aperto, una delle prime del suo genere, ha ospitato cetacei fino al giugno 1981, anno in cui furono liberati in mare.
Oggi, la memoria di quei delfini vive nell'evento estivo LallaPalooza che si svolge proprio in Vena Mazzarini.






“Mura dei Cappuccini”

La Pescaria (1911)
PIAZZA DELLE CONSERVE



Per lunghi secoli, il pescato fu conservato nelle ghiacciaie o "conserve", le antenate del frigorifero. A Cesenatico si possono tuttora osservare le ultime tre conserve ancora esistenti di tutto il Nord Italia. Erano costituite essenzialmente da una struttura in muratura, un capannone, sotto la quale si trova la cella del ghiaccio, cioè una stanza in gran parte interrata a forma di imbuto. Riempite di ghiaccio, le conserve permettevano di mantenere al loro interno una temperatura di -5° anche in estate. Furono costruite intorno al 1820 e restarono attive fino alle soglie del XX secolo.
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MUSEO DELLA MARINERIA
L’unico in Italia (e tra i pochissimi al mondo), dove è possibile esplorare anche una Sezione Galleggiante ospitata nel tratto più antico del Porto Canale Leonardesco.
In mostra dieci barche tradizionali del mare Adriatico :
Trabaccolo da trasporto con “pulizon” e “occhi” di prua, Bragozzo da pesca con caratteristiche decorazioni, Paranza, Topo, Lancia, Battana.
In estate ogni giorno vengono issate le loro coloratissime vele al terzo contrassegnate con i simboli delle famiglie dei marinai.
Vele a forma di trapezio e col pennone sporgente un terzo avanti all'albero (da qui il nome), da sempre colorate con le tinte ocra delle terre naturali (giallo, arancio e rosso), colori che garantivano la migliore visibilità delle imbarcazioni in mare e una maggiore sicurezza in caso di soccorso.
Le vele venivano tinte con il colore ottenuto mescolando le terre con l’acqua e un legante, poi distribuito con una spugna sui disegni. Importante il fissaggio della tinta, che avveniva per immersione nell’acqua di mare.
Le principali decorazioni erano il “gallone”, il “moccolo”, la “striscia”, la “pappardella”, la “tovaglia” e i “tovaglioli”, simboli che si univano in caso di matrimonio.

Paranza (1951)
E’ possibile salire sul grande Trabaccolo da trasporto Giovanni Pascoli (1936) ormeggiato in prossimità del ponte del Gatto.
Il Bragozzo San Nicolò (1954) e il Trabaccolo da pesca Barchèt (1925) possono ancora navigare in mare e con loro viene conservato intatto il “patrimonio immateriale” degli antichi saperi della marineria.

Barchèt (1925) – Trabaccolo da pesca
Nel periodo natalizio su queste barche viene allestito un presepe molto suggestivo: il Presepe della Marineria, ideato da Guerrino Gardini, con le figure a grandezza d'uomo.

La Sezione a Terra del museo è allestita all'interno di un nuovo edificio appositamente progettato dall'architetto Antonio Nicoli di Bologna seguendo le linee degli antichi arsenali.
Propone al visitatore un ampio e suggestivo percorso dedicato alla marineria tradizionale dell'alto e medio Adriatico.

Al centro dell’imponente spazio museale a pianta quadrata il trabaccolo Cidia e il bragozzo Vigo, costruiti entrambi nel 1921 con le loro caratteristiche e colorate vele “al terzo”. Da notare il timone molto importante – grande e profondo – per sopperire alla mancanza di chiglia.

Il percorso al piano terra è dedicato alle barche e alla loro costruzione e manovra, mentre al primo piano viene illustrata la vita della gente di mare, i metodi e i saperi della pesca e della navigazione, i loro usi e costumi.

Bottega Marconi
Pipe di terracotta

Marotta – barca “con i buchi” per conservare vivi i pesci come cefali o anguille

Reti e Nasse

Decorazioni delle imbarcazioni
Ex Voto
Nella Sezione Naturalistica non passa inosservato il Pesce Luna – Mola mola : la cattura di esemplari giganti nella zona documentata da La Domenica del Corriere


Dal museo è possibile accedere e visitare anche l'Antiquarium Comunale, allestito all'interno del Palazzo degli Anziani. In mostra reperti di epoca romana, in riferimento all’antico abitato di AD NOVAS.



CASA MORETTI
Cesenatico racchiude un'anima letteraria, essendo patria di uno dei più noti poeti del '900 : Marino Moretti, che nasce nel borgo marinaro il 18 luglio 1885 nella Casa paterna sul Porto Canale, oggi un museo. Lascerà diverse volte questa abitazione per compiere uno dei suoi innumerevoli viaggi, ma ritornerà infine nella sua amata città, che tanto lo ispirò nelle sue opere.
Poeta crepuscolare e narratore
Fra il 1902 e il 1903 escono le prime raccolte di novelle e poesie, e nel 1905 i versi di Fraternità. In questi primi volumi e soprattutto nelle Poesie scritte col lapis (1910), Poesie di tutti i giorni (1911), e Il giardino dei frutti (1915) si avverte l'influenza di Pascoli e già quel tono «crepuscolare» - secondo la nota definizione - che si ritroverà anche nella sua narrativa.
Dalla prima raccolta di racconti, I lestofanti (1909), ai romanzi (i più noti: La voce di Dio, 1920 o I puri di cuore, 1923), Moretti descrive vicende semplici ambientate nel mondo della provincia, spesso identificabile proprio in Cesenatico, rese in uno stile dimesso attraversato da lampi di personale umorismo. Inizia a scrivere con vari giornali e riviste, e dal 1923, viene chiamato a collaborare con Il Corriere della Sera.
Moretti inaugura la sua stagione più felice, dopo quella del poeta crepuscolare e del narratore, inaugurando un nuovo e fresco linguaggio ironico con I grilli di Pazzo Pazzi (1951), cui seguirà La camera degli sposi del 1958.

Ceramiche robbiane nel cortile - doni dell’amico Aldo Palazzeschi

Scultura di Arnaldo Pomodoro realizzata nel 1973 quale riconoscimento speciale Mondadori per i suoi "scrittori di punta"

Marino Moretti ha scritto tutta la sua opera in un angolo preciso della sua casa a Cesenatico, usando un tavolino troppo alto, una sedia troppo bassa e una logora cartella …

Il carapace di Cunegonda – la celebre tartaruga di terra (esemplare di Testudo marginata) vissuta a lungo nel giardino di casa a cui Marino Moretti dedicò due componimenti poetici - Il tartuco e Creatura di Dio - è conservato nello studio dello scrittore.
Era un esemplare maschio ultracentenario (forse di oltre 150 anni) arrivato a Cesenatico nel 1935 in un pacco postale spedito da un amico di Napoli. Moretti gli diede un nome femminile per il suo amato gioco dei contrari. Ebbe poi una compagna chiamata ironicamente Gennarino …
Nello spazio espositivo della legnaia Foto-Grafie. Dialoghi disordinati
con le immagini di Stefano Comandini insieme ai versi di Stefano Maldini.
«Una sintassi di forme e una composizione di frasi lega questo dialogo indipendente e ricercato. Scheggiate le une dal taglio dell’inquadratura e le altre da una metrica incalzante» (Pulini).
In questi “dialoghi disordinati” è come trovarsi ai due lati di una finestra: mentre la parola guarda dentro, l’immagine ferma quanto accade fuori, e si avvertono risonanze che collegano inscindibilmente le “foto” alla “grafia”.






NUOVO PONTE di SAN GIUSEPPE (noto anche come “Ponte del Gatto”) in viale Cecchini.
Un progetto che segna il cuore pulsante di Cesenatico: il Ponte di San Giuseppe diventa una porta verso l’innovazione, la mobilità e una nuova visione per il futuro del porto canale e della città.
La soluzione prescelta è quella di lunghezza intermedia, con luce di 23,60 m, con gli sbalzi pedonali asimmetrici, ovvero solo quello a valle con “balconata” sul porto canale, e con la suddivisione strada sul lato verso monte con ciclabile a doppio senso in sede propria sul lato verso valle. Questa soluzione ha permesso la progettazione di una struttura solida, ma al contempo snella che permette di mantenere un costo contenuto di realizzazione.
Alla base della progettazione del nuovo ponte vi è l’esigenza di alzare le quote di appoggio per portarlo completamente fuori dall’escursione media di alta marea del canale.
BIGLIE PANTANI
Alla vigilia della tappa “Cesenatico–Cesenatico” del Giro d’Italia 2020, due grandi biglie apparvero in piazza Andrea Costa: una rosa, una gialla. Dentro, il volto e il gesto di Marco Pantani, il campione che nel 1998 unì Giro e Tour in un’estate irripetibile.
L’installazione è diventata da subito un segno identitario del lungomare: un monumento pop, immediato, che parla il linguaggio dei giochi sulla sabbia e della memoria condivisa.
Negli anni Sessanta e Settanta il gioco delle biglie era il divertimento balneare per definizione, poi è un po’ sparito … ma è divertente riportarlo in onda !!

PYRO LIGHT DRONES sulla spiaggia antistante Piazza Costa
Due serate d’eccezione con il volo di 550 droni , tra giochi di luci e fuochi d’artificio ... due spettacoli inediti capaci di unire innovazione tecnologica, arte e intrattenimento.
The sea voices - 550 Light Drones danno vita a 11 coreografie originali accompagnate da una colonna sonora appositamente studiata.


Light Moves. Fire follows - esperienza ancora più spettacolare con 550 Pyro Light Drones equipaggiati con 2.200 effetti pirotecnici (single shots).
Lo spettacolo, della durata di circa 13 minuti, comprende 7 coreografie sincronizzate con la musica.
Al termine, il cielo si accende con quattro minuti di fuochi d'artificio, sparati da nove postazioni distribuite lungo un fronte di circa 150-200 metri sulla battigia della spiaggia libera di Piazza Costa.


Gli spettacoli sono firmati da PyroEmotions, realtà italiana riconosciuta a livello internazionale per le sue esibizioni nelle capitali europee e nei grandi eventi internazionali.
NUOVO FIORE – i lunedì sera con l’acclamato Pasquale Venditto
"alla fine, tutto è una gag" - Charlie Chaplin
Arrivederci a CESENATICO !!
Reportage fotografico by Barbara CARICCHI e Mauro DRAGONI
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