Alle pendici settentrionali di Monte San Bartolo, adagiata nella piccola insenatura della Baia degli Angeli, appare GABICCE (Pesaro-Urbino, Marche) con il suo porto canale sul torrente Tavollo che la separa da CATTOLICA (Rimini, Emilia-Romagna) nella nota Riviera Romagnola.

 

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L’aggregato urbano più antico di GABICCE fu costruito sul promontorio. La città conobbe un vero sviluppo economico dopo la prima guerra mondiale, quando sul litorale fu costruito il porto. Fu così possibile incrementare l’attività di pesca e dare inizio al turismo.

GABICCE MARE è la località balneare con uno spazioso arenile protetto alle spalle dal verde promontorio di Monte San Bartolo la cui falesia affonda direttamente sulla costa sabbiosa.

GABICCE MONTE è invece la frazione dell’antico borgo in alto sul promontorio che si raggiunge percorrendo la suggestiva via Panoramica.



Il Parco Naturale del Monte San Bartolo, compreso tra le colline e il mare, si estende per 1600 ettari fino a Pesaro. E’ caratterizzato da falesie a picco sulla costa, spiagge di ciottoli, una rigogliosa vegetazione che protegge numerose specie animali, soprattutto volatili.

La strada panoramica, superato Gabicce Monte, raggiunge gli antichi borghi di Casteldimezzo, Fiorenzuola di Focara e il porticciolo turistico di Baia Vallugola.

Nota sin dai tempi antichi, la baia doveva essere ben apprezzata dai Romani e dai Greci, rappresentando un approdo sicuro per le navi. A Vallugola si trovano ancora oggi delle pietre che sembrano reperti archeologici … resti storici, secondo la leggenda, di una città sommersa … l’Atlantide dell’Adriatico !! Un luogo ricco di memoria, intrigante e misterioso, molto diverso dalla fisionomia classica della riviera che merita di essere scoperto e vissuto.

 

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GABICCE MONTE – panorama sulla Baia degli Angeli

Trenino MARE-MONTE

 

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Chiesa Parrocchiale di Sant'Ermete costruita intorno all’anno 1000

Velaie e Ceramisti

 

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Quando ero bambina si andava a fare la legna al mare …

 

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Eden Rock - Costruito dall’industriale comasco Aldo Coli e progettato dal riccionese Carlo Piccioni, inaugurato nel 1948era il locale per eccellenza del territorio, in contrapposizione alla “Bussola” di Viareggio. Il night club con l’ingresso riservato a chi indossava abiti eleganti ebbe grande successo fino alla fine degli anni ’50 … poi si trasformò in un dancing. Dalla fine degli anni ’60 iniziò un lento e inarrestabile declino, culminato nella chiusura.

 

 

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GABICCE MARE – spiaggia sabbiosa, stabilimenti balneari, locali, eventi …



Il Nuovo Lungomare è una passeggiata moderna di circa 600 metri.

 

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La zona pedonale, caratterizzata da nuove alberature, piante arbustive, sedute e strutture ombreggianti, fiancheggia la lunga serie di stabilimenti attrezzati con zone pet-friendly, aree giochi, campi da beach volley/tennis e ristoranti.

 

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Un ascensore panoramico, inaugurato nel 2025, collega il lungomare basso alla parte alta della città, rendendo l'accesso inclusivo. 




Il Mississippi è una storica struttura palafitticola a forma di nave sul mare.

 

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Iconico simbolo degli anni '60, l'edificio è stato completamente rinnovato nel 2022 come sala polivalente, bar panoramico e punto informativo, ospitando eventi, mostre e attività culturali.

Il progetto di riqualificazione ha trasformato la struttura in edificio NZEB - Nearly Zero Energy Building (edificio a consumo energetico quasi zero).


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Cutter Caravelle – vela a righe giallo-blu

 

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Una escursione via acqua per esplorare il Parco Naturale Regionale del Monte San Bartolo ammirando le falesie a picco sul mare, la vegetazione mediterranea e i panorami mozzafiato che si aprono sulla costa, navigando verso la Baia di Vallugola, un vero paradiso terrestre con acque cristalline e una spiaggia incontaminata.

 

 

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Porto Canale – locali e ristoranti

 

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Caronte - il traghetto che collega le 2 sponde del Tavollo da Gabicce Mare al Porto di Cattolica

Ponte mobile che sbarca alla Darsena interna di Cattolica. L'area è ricca di ristoranti di pesce e locali alla moda.

 

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Pochi anni fa, la vecchia fabbrica del tonno è stata sostituita dai cantieri navali della prestigiosa Ferretti Craft, che produce yacht venduti in tutto il mondo. La Ferretti Craft ha vinto più volte il campionato dei motoscafi superveloci offshore.



CATTOLICA - Il Porto e la Nuova Darsena

È il posto perfetto per passeggiare al tramonto, quando il cielo si tinge di rosa e le barche ondeggiano lente.
Cattolica ha un porto vivo, dove convivono pescherecci e yacht. All’alba arrivano i pescatori con le cassette di pesce fresco, da acquistare direttamente in banchina. La sera, invece, si cena sul molo: grigliate, vino bianco e il rumore delle onde come sottofondo.

 

 

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Memorie della Marineria alla Nuova Darsena

 

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Dal Porto a Piazza Primo Maggio : la passeggiata pedonale di circa 800 metri recentemente rinnovata.

 

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Il cuore della passeggiata è Lungomare Rasi Spinelli con zone verdi, una "wellness arena" e numerosi stabilimenti balneari moderni. Lungo la via si trovano diversi punti di ristoro e bar sulla spiaggia.

Piazza Primo Maggio è la destinazione finale, cuore pulsante della città. È celebre per la Fontana delle Sirene e, in serata, per lo spettacolo delle fontane danzanti, che combinano acqua, luci e musica.

La Fontana delle Sirene, costruita negli anni Venti, è diventata il simbolo di Cattolica, punto d’incontro per chiunque.

Dalla piazza si accede direttamente a Viale Bovio, la principale via pedonale dedicata allo shopping e al tempo libero.

 

 

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Da GABICCE verso l’entroterra : una manciata di km da percorrere in auto o col trenino turistico per raggiunge il borgo di GRADARA (142 m. s.l.m.) perfettamente conservato nel suo impianto medievale con l’imponente fortezza che domina l’intera vallata.

La Rocca di Gradara, di origine malatestiana, è nota per una delle più belle storie d’amore della letteratura italiana, narrata per la prima volta dal Sommo Poeta, Dante Alighieri nel suo divino poema. E’ nel girone dei Lussuriosi – V Canto dell’Inferno – che si trovano Paolo e Francesca, i due amanti uccisi per mano di Gianciotto nel 1289.

Francesca da Polenta, figlia del signore di Ravenna, fu data in sposa a Gianciotto Malatesta, signore di Rimini, un uomo d'arme valoroso ma brutto e zoppo. Per non rischiare rifiuti, il matrimonio fu celebrato per procura con Paolo Malatesta, fratello bello e cortese di Gianciotto.

L'Amore Proibito tra Paolo e Francesca e il Tragico Epilogo

Giangiotto, scoperto il tradimento, sorprese i due amanti nella stanza di lei. La leggenda narra che Paolo tentò di fuggire attraverso una botola, ma il suo mantello si impigliò, permettendo al marito di ucciderli entrambi con un colpo di spada.



La STORIA del CASTELLO di GRADARA ha origine in quel lontano e affascinante periodo che chiamiamo Medioevo, ancor oggi in gran parte oscuro, percorso da aspre battaglie per l’affermazione di nuovi poteri, e insieme ricco di interessanti fermenti artistici. Posto sulla sommità  di un colle, dominante i percorsi tra Romagna e Marche, esso rivestì immediatamente un ruolo strategico di fondamentale importanza.



Il nucleo originario, una casa-torre, fu edificato intorno al 1150 dalla famiglia nobiliare di Pesaro, i De Grifo.

Ma le origini del luogo si fanno risalire all’epoca romana, come testimoniano i blocchi di pietra alla base del Mastio, tra cui quella con la scritta a lettere capitali “DEMETRI”.

I Malatesta, all’epoca signori di Rimini e di Pesaro, riuscirono a sottrarre il castrum Cretarie alla precarietà dell’investitura pontificia, riconducendolo a bene privato della casata. Ampliarono la struttura tra il XIII e il XIV secolo, costruendo la rocca e le due cinte murarie.

Signorie (XV-XVI secolo): Il castello passò sotto diverse casate nobiliari, tra cui i Borgia, i Della Rovere e i Medici, consolidando il suo ruolo di baluardo difensivo e residenza signorile.

Declino e Restauro (XVII-XX secolo): Dal 1641, sotto lo Stato Pontificio, la rocca decadde fino a diventare un rudere. Nel 1920, Umberto Zanvettori acquistò la proprietà e finanziò un imponente restauro, riportandola all'antico splendore.

Oggi: Di proprietà statale dal 1928, la Rocca di Gradara è un museo visitabile che ospita arredi d'epoca e affreschi.



MALATESTA contro MONTEFELTRO   SFORZA     BORGIA    DELLA ROVERE


Malatesta - la nobile famiglia romagnola che dominò Rimini e altre signorie tra il XIII e il XV secolo. Fu in costante conflitto con i Montefeltro di Urbino.

Furono i Malatesta a portare all’estensione attuale la struttura che, da fortilizio militare divenne luogo di piacevole soggiorno. “Gradara è di Sigismondo Pandolfo, una villa ornata con superbi edifici, amene piantagioni ed amplissimi vigneti …”  così venne descritto il Castello di Gradara a metà  del XV secolo, dallo scrittore Biondo Flavio.

Il castello è oggi un esempio tipico di architettura militare del XIV sec., un quadrilatero con torri angolari, beccatelli con caditoie per la difesa piombante, ponti levatoi, mura di cinta e torri merlate.

In seguito venne adeguata ai moderni metodi di combattimento che vedevano l’utilizzo delle armi da fuoco. Risalgono infatti al XV sec. feritoie, scarpature, torrioni poligonali compresa la rocchetta sul versante Nord - Est.

Oltre al essere un avamposto militare, la Rocca fu una residenza raffinata, come erano solitamente le corti rinascimentali, con ambienti ampi e affrescati con pitture legate all’antichità  classica di eroi e ed episodi della mitologia greca, con particolari preziosi, come tra l’altro risulta da alcune descrizioni dello storico Olivieri.

Fu residenza prediletta di Pandolfo II, legato da una fraterna amicizia al Petrarca, il quale lo ricorda in alcune lettere e in un sonetto del Canzoniere. Vi abitò la dotta Battista di Montefeltro, moglie di Galeazzo Malatesta detto “l’Inetto” e Sigismondo Pandolfo Malatesta che fu di Gradara Signore per 30 anni.



Federico da Montefeltro e Sigismondo Pandolfo -

due figure chiave della storia del castello di Gradara

 

Piero della Francesca Federico da Montefeltro duca di Urbino   Piero della Francesca  Sigismondo Pandolfo Malatesta signore di Rimini   

 

I ritratti di Piero della Francesca

Grazie alla sua posizione e alle sue strutture difensive la Rocca riuscì a sopportare diversi assedi tra cui uno che ebbe notevole risonanza nelle cronache dell’epoca: Federico da Montefeltro Duca di Urbino e Sigismondo Pandolfo, entrambi incarnazione del mito rinascimentale, nel 1446 si scontrarono per ben 40 giorni; l’aspro contrasto segnò l’apice dell’inimicizia che c’era tra i due condottieri.

La Rocca fu quindi teatro di battaglie e testimone di avvenimenti tragici: all’epoca malatestiana nelle prigioni del Mastio, Malatesta detto “Il Guastafamiglia” imprigionò e poi uccise i propri familiari; all’epoca di Malatesta “L’Inetto” , le truppe viscontee capeggiate da Angelo del Fuoco, entrarono nella Rocca con l’inganno e commisero numerose violenze e ruberie.



Sigismondo Pandolfo Malatesta, dopo aver ricevuto la scomunica da parte di Papa Pio II, perse tutti i poteri e con essi anche tutte le terre che da Rimini arrivavano a Fano. Gradara nel 1463 si arrese alle truppe degli Sforza che diventarono così i nuovi Signori del castello. Giovanni Sforza fece degli imponenti lavori alla Rocca, come testimonia la lapide sopra il ponte levatoio, e alla cinta muraria. Gli ambienti interni vennero abbelliti con cornici scolpite e con affreschi ancora oggi ben conservati.

Come alludono certe rappresentazioni attribuite al pittore bolognese Amico Aspertini che si trovano nel così detto Camerino di Lucrezia, i lavori vennero effettuati probabilmente in occasione delle nozze tra Giovanni Sforza e la figlia di papa Alessandro VI, Lucrezia Borgia, la quale soggiornò per un breve periodo nella Rocca.

 

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Il camerino di Lucrezia Borgia

 

Dopo una breve parentesi di Cesare Borgia detto Il Valentino, Gradara ritorna agli Sforza. Giovanni probabilmente fece affrescare una stanza della Rocca con Putti che giocano festosamente, in occasione della nascita dell’erede, Costanzo, colui che chiuse infine la dinastia Sforzesca del ramo di Pesaro nel 1512.



Della Rovere furono gli ultimi Signori, i quali affidarono la piccola Gradara alle loro consorti, che governarono saggiamente. In particolare si ricorda Vittoria Farnese, nipote di papa Paolo III, alla quale venne affidato il governo della Terra di Gradara da Guidubaldo Della Rovere II, suo marito.

Il forte nepotismo faceva sì che, quando saliva al soglio pontificio un nuovo Papa, questi Signori improvvisamente perdevano i territori che governavano, come accadde con Papa Leone X il quale scomunicò Francesco Maria I Della Rovere a favore del nipote, Lorenzo De Medici che fu Signore del Ducato per soli otto anni (1513-1521).

Il dominio roveresco durò poco più di un secolo, con l’estinzione avvenuta nel 1631, tutto il ducato fu governato direttamente dalla Chiesa, tramite i legati pontifici. I papi diedero in enfiteusi Gradara ai Signori di Pesaro tra cui gli Albani e i Mosca che si preoccuparono di restaurare la Rocca.



Notevoli modifiche vennero apportate a fine ’800 dal conte Morandi Bonacossi.

Il consolidamento delle murature e l’ingente operazione di ripristino e allestimento degli ambienti interni della Rocca di Gradara sono stati realizzati tra il 1921 e il 1923 per volontà dell’ultimo proprietario, l’ingegnere Umberto Zanvettori che affidò la direzione dei lavori all’architetto Gustavo Giovannoni, esperto in architettura medievale. Ma ben presto lo Zanvettori si fece influenzare dal gusto romantico facendo eseguire architetture neogotiche poi, seguendo i canoni stilistici tipici del primi decenni del ’900, aggiunse decorazioni in stile liberty e un arredo molto scenografico e carico di suggestioni un po’ dannunziane. Lo stesso Zanvettori acquistò sul mercato antiquario numerosi reperti di importante valore, così come preziosi sono i tessuti e le decorazioni dipinte che rivestono le pareti.


Nel 1928 lo Zanvettori vendette la Rocca allo Stato mantenendo l’usufrutto. Nel 1983 dopo la morte della moglie, Alberta Porta Natale, ormai vedova da tempo, decadde l’usufrutto e, dopo adeguati restauri, la Rocca divenne Museo Statale. Ogni anno circa 210.000 visitatori varcano il ponte levatoio della Rocca, è infatti uno dei monumenti più visitati in Italia.

 

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Alberta Porta Natale – ritratto (1936) dell’ultima castellana della Rocca di Gradara fra il 1925 e il 1983



La Sala di Tortura (o Prigione) è la prima sala che si incontra entrando nella Rocca. E’ collocata alla base della torre del mastio e nel corso del tempo ha subito notevoli modifiche strutturali.

 

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Sigismondo Pandolfo Malatesta e Isotta degli Atti

 

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Giovanni Sforza - il leone rampante e le ali di drago, emblemi degli Sforza da Cotignola, che governarono Pesaro tra il 1445 e il 1512.



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La Sala dei Putti prende il nome dalle scene dipinte sulle pareti che raffigurano, entro riquadri scompartiti da lesene con candelabre, Giochi di Putti. La simbologia connessa alle raffigurazioni potrebbe alludere alla ripresa del governo da parte di Giovanni Sforza, all’indomani della conquista del Valentino (1500-1503). Si pensa che la sala sia stata realizzata per la nascita del piccolo Costanzo, figlio di Giovanni Sforza, avvenuta il 24 febbraio 1510.

 

 

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Molto teatrale la stanza di Francesca che sembra ricalcare il palcoscenico del Teatro Costanzi di Roma, dove si tenne la prima della “Francesca da Rimini”, la tragedia scritta da Gabriele D’Annunzio ed interpretata da Eleonora Duse nel 1902.

 

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Alberta Ferretti ha donato al Castello di Gradara la riproduzione del costume di scena indossato da “la Divina” .


Nella Stanza di Francesca sono presenti tutti gli elementi del dramma, così come furono tramandati da Dante e Boccaccio: il leggio dove era posato il libro “galeotto”i sedili e la botola, attraverso la quale avrebbe tentato di fuggire Paolo.




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La Sala di Giustizia prende il nome dal grande rilievo ligneo ivi presente che raffigura I sette arcangeli.

 

 

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Dietro l’altare della Cappella è conservata un’importante terracotta invetriata opera di Andrea Della Robbia.

 

 

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Collezione di armi e armature

 

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Reportage fotografico by Barbara CARICCHI e Mauro DRAGONI        

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