Gaza, il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo
Un progetto internazionale che mette in relazione ARCHEOLOGIA e ARTE CONTEMPORANEA, riflettendo sul ruolo centrale – da un punto di vista commerciale, culturale e religioso – del territorio palestinese.
I reperti, dall’età del bronzo al periodo ottomano, provenienti dal MAH - Musée d’art e d’histoire di Ginevra e dal Museo Egizio di Torino, intrattengono un dialogo con i lavori degli artisti contemporanei Samaa Emad, Mirna Bamieh, Khalil Rabah, Vivien Sansour, Wael Shawky, Dima Srouji e Akram Zaatari.
L’allestimento è integrato da una selezione di fotografie di Gaza concesse dall'archivio dell'UNRWA - Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi in Asia Occidentale.

GAZA crocevia storico del Mediterraneo,
spazio di scambio e sedimentazione culturale.
I reperti in mostra provenienti da Gaza sono solo una selezione dalla collezione di circa 500 pezzi custoditi temporaneamente a Ginevra e inizialmente destinati alla creazione di un museo archeologico in Palestina, progetto rimasto incompiuto a causa dei conflitti che hanno interessato l’area. Oltre a inserirsi nel dibattito sulla distruzione del patrimonio culturale, la mostra, che dà conto di siti archeologici, monumenti storici ed elementi del passato perduti o gravemente danneggiati, racconta anche delle persone che li hanno vissuti, celebrati e identificati come parte della loro eredità culturale e che ora sono morte o fuggite in seguito alla guerra.
< Gli artisti contemporanei sono stati selezionati attraverso una lunga indagine, cercando coloro che nel tempo hanno lavorato su questi temi, approfondendone l’aspetto archeologico e storico. È stata una ricognizione puntuale, con l’intento di invitare a un cambiamento di prospettiva. Per questo abbiamo scelto anche lavori di Wael Shawky sul tema delle Crociate > racconta Beatrice Merz, presidente della Fondazione.
Gaza, il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo
Le testimonianze archeologiche rivelano al pubblico occidentale la vitalità di questa stretta striscia di terra, fertile e agognata, passaggio obbligato tra l’Africa e il Vicino Oriente. Situata alla confluenza delle rotte commerciali dell’Arabia, affacciata sul Mediterraneo, Gaza passò sotto il dominio egiziano, poi assiro, babilonese, persiano, greco, romano, bizantino e arabo a partire dal 634.
COMMERCI FUSIONI di CULTURE CREDENZE RELIGIOSE
Gli oggetti sono in gran parte riferibili all’età greco-romana, periodo in cui Gaza si afferma come uno dei principali nodi commerciali della costa levantina. Accanto a questi reperti la presenza di manufatti egizi, spesso più antichi e non sempre provenienti direttamente da Gaza, è una scelta consapevole per allargare la prospettiva e raccontare il Levante anche dal punto di vista dell’Egitto.
I contatti tra Egitto e Levante sono attestati fin dal IV millennio a.C. e nel tempo si intensificano attraverso scambi commerciali, relazioni politiche e movimenti di persone, idee e tecnologie.
In questo sistema di rotte terrestri e marittime Gaza occupò a lungo una posizione strategica : porta di accesso tra l’Egitto e l’Asia occidentale e crocevia di merci, culture e persone.
“Passato, presente e futuro in pericolo”.
Nella prima sala si delinea il tema della distruzione del patrimonio culturale fatto di edifici, siti archeologici e monumenti, ma anche di comunità che mantenevano vivi i luoghi.

L’attenzione è subito attratta da una serie di casse d’imballaggio, che si configurano come metafora del continuo nomadismo (forzato) dei reperti archeologici palestinesi, ancora in attesa di un museo dedicato che, forse, non verrà mai realizzato.

La storia per l’egiziano Wael Shawky appare una costruzione stratificata attraversata da miti, religioni e interpretazioni in conflitto (CROCIATE).
Wael Shawky, artista egiziano nato nel 1971, è celebre per aver riletto il tema delle Crociate attraverso una prospettiva non eurocentrica, esplorando la complessità storica, i conflitti religiosi e le manipolazioni del racconto storico. Il suo lavoro più importante su questo tema è la trilogia filmica "Cabaret Crusades" (2010-2014) basata principalmente sul libro Le Crociate viste dagli Arabi (1983) dello scrittore libanese Amin Maalouf, che ribalta la narrazione tradizionale occidentale.
I Tre Capitoli:
Cabaret Crusades: The Horror Show Files (2010): Si concentra sulle prime Crociate, dal 1096 al 1099.
Cabaret Crusades: The Path to Cairo (2012): Copre gli eventi tra la Prima e la Seconda Crociata (1099-1145), prodotto con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e caratterizzato da elementi musicali.
Cabaret Crusades: The Secrets of Karbala (2014): Conclude la narrazione.
Shawky utilizza marionette in ceramica, vetro o legno (talvolta provenienti dalla storica collezione Lupi di Torino) per interpretare personaggi storici, creando un contrasto tra l'innocenza del burattino e la violenza degli eventi storici.
L'artista evidenzia le dinamiche interne al mondo arabo e le reciproche incomprensioni, oltre allo scontro religioso. I lavori mettono in discussione la storiografia classica e invitano a riflettere sul conflitto contemporaneo tra Oriente e Occidente.
In mostra video, collage su vetro, installazioni ambientali e non dialogano con un susseguirsi di reperti – tra cui capitelli, lucerne, anfore, pendagli e vasetti in vetro – accordandosi in un’unica voce: quella di un popolo che, per lungo tempo, non è stato ascoltato. In questo specifico progetto, la relazione tra antico e contemporaneo non si basa su un principio illustrativo, ma su una tensione critica: le opere contemporanee, infatti, non “commentano” i reperti, bensì li interrogano, li riattivano, li spostano su un piano simbolico e politico attuale.
Seconda sala – Gaza crocevia di popoli
Il ruolo storico di Gaza come snodo strategico nelle reti commerciali e culturali del Mediterraneo e del Levante viene ricostruito attraverso ceramiche - come le anfore destinate al “vino di Gaza” e l’olio d’oliva - e poi le monete - esempio dell’ibridazione culturale del territorio - o ancora i manufatti provenienti da Egitto, Grecia, Babilonia e penisola arabica, espressione delle ibridazioni culturali.

L’artista visivo palestinese Khalil Rabah invita a riflettere sulla fragilità della memoria e dello sradicamento (ULIVI)
A testimoniare la dimensione umana degli scambi sono oggetti di uso quotidiano, amuleti, volti a documentare la circolazione di modelli culturali nel Mediterraneo orientale. Esempi di sincretismo religioso mettono in luce l’adozione e la rielaborazione locale di modelli egizi, come nel caso dei sarcofagi antropoidi “a pantofola”.

Questi manufatti testimoniano un contesto profondamente multiculturale. D’altronde la storia religiosa di Gaza abbraccia quasi 5.000 anni e una pluralità di culti, monoteisti e politeisti.

Samaa Emad utilizza il collage (VERDE) come strumento di ricostruzione e cura

Il legame con la terra e con le sue trasformazioni emerge con forza nelle opere di Mirna Bamieh (AGRUMI – cose acide)


Limoni e lampade a olio
Insieme di 30 lucerne bizantine 501–600. Luogo di ritrovamento: Gaza, Jabaliya
Religione – chiese e offerte votive
I contributi di Dima Srouji (Nazareth, 1990) conducono verso una dimensione intima e spirituale.
Sacred Dissonance 1-2-3-6-7 (2025) sovrappone due sguardi opposti: da una parte quello esterno occidentale che idealizza e mitizza questi luoghi; dall’altra l’esperienza concreta di chi questi luoghi li abita riconoscendoli come propri, segnati dalla violenza, dalla distruzione e dalla necessità di custodirne il ricordo. (SACRO su vetro)

Dima Srouji , Sacred Dissonance 6 (2025) – Screen prints and mixed media on glass

Dima Srouji , Phantom Votives (2025), Offerte votive in cera sospese nell’oscurità evocano lo smembramento dei corpi nella Gaza contemporanea.
Gaza, il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo fino al 27 settembre alla Fondazione Merz di Torino
Reportage fotografico by Barbara CARICCHI
© Copyright Barbara Caricchi ARTIVAMENTE – Tutti i diritti riservati


