Il Nowruz (letteralmente "nuovo giorno") simboleggia la vittoria della luce (bene) sull'oscurità (male), segnando la fine del freddo inverno e l'inizio della primavera.
E’ il capodanno dell’Asia centrale, una festa millenaria (oltre 3000 anni) con radici nello zoroastrismo e nella mitologia persiana, legata al leggendario re Jamshid.
Persepolis vicino a Shiraz, in IRAN, era l'antica capitale cerimoniale dell'Impero achemenide, fondata da Dario I intorno al 518 a.C., dove si celebravano l’anno nuovo (Nowruz), le incoronazioni e le esequie degli imperatori.
Per la festa del Nouruz il Grande Re riceveva le delegazioni dei popoli sottomessi che in lunghe processioni, venivano ad offrirgli doni e tributi.

Persepolis: scena di leone che azzanna un toro
Questa rappresentazione tipica di Persepoli è verosimilmente associata al capodanno persiano, il Nowruz. Secondo l'importante studioso iraniano A. Shapur Shahbazi, il leone infatti dovrebbe avere la doppia valenza simbolica di sole e di costellazione, mentre il toro potrebbe rappresentare la luna (l'oscurità) anche in virtù della posizione delle corna che sembrano una mezzaluna. Il toro inoltre sarebbe la costellazione da cui si muoverebbe il sole nel suo moto apparente nel cielo.
Tale combinazione astrologico-astronomica sarebbe coerente con la situazione astrale del 500 a.C. Così l'equinozio di primavera assurgerebbe al significato di un nuovo ciclo e il prevalere della luce sul buio, quindi il prevalere dell'ordine del regno sul disordine.
Tale simbolo proverrebbe dalle monete coniate dall'ultimo re della Lidia, poi conquistata da Ciro il Grande. Il simbolo tornerà ad essere rappresentato anche nelle monete nel 510 a.C. divenendo di fatto un simbolo che identifica fortemente il potere achemenide.

Le imponenti rovine su terrazze di PERSEPOLIS testimoniano la grandiosità e lo splendore di questo sito - cuore sfarzoso del potere persiano – incendiato e saccheggiato da Alessandro il Grande nel 333 a.C., oggi Patrimonio UNESCO.
Saliamo la doppia rampa di scale dai comodi gradini bassi che tagliano in due le mura ciclopiche a protezione della città e proviamo a immaginare le lunghe carovane di dignitari che attraversano montagne e deserti per venire a omaggiare e portare doni ai re persiani nel giorno del Capodanno persiano, coincidente con l’equinozio di primavera tra il 20 e il 22 marzo.
La maestosa Porta delle Nazioni è protetta da mitologici mostri d’ispirazione assiro-babilonese con ampie ali, testa umana barbata e zampe di toro, simboleggianti rispettivamente la libertà, la saggezza e la forza.

All’interno degli stipiti un’iscrizione trilingue in babilonese, elamita e persiano antico ricorda che la “Porta di tutti i popoli” fu costruita da Serse, figlio di Dario.
Oltrepassata la porta appare il Viale delle Processioni con i resti di maestosi edifici come il palazzo di Dario I o Palazzo d’inverno, il Palazzo di Serse, la sala per i banchetti e i consigli, l’harem, il tesoro, la Sala delle Cento Colonne fino all'Apadana, il più grande edificio del complesso di Persepoli, costituito da una sala centrale quadrangolare con 36 colonne circondata da tre portici (a nord, est e ovest) ciascuno con 12 colonne e quattro torri negli angoli esterni, oltre ad una serie di stanze di guardia a sud.
La costruzione dell'Apadana fu iniziata da Dario il Grande e fu completata al tempo di Serse. Il livello di questo palazzo è rialzato di circa tre metri rispetto al cortile.
Le colonne raggiungevano i 20 metri d'altezza e avevano capitelli complessi a forma di tori o leoni. Qui, il grande re riceveva il tributo da tutte le nazioni dell'Impero achemenide, dando regali in cambio.
L'accesso alla Sala delle Udienze era dato da due scalinate monumentali, a nord e ad est, decorate da bassorilievi su vari registri raffiguranti i delegati delle 23 nazioni soggette all'Impero Persiano mentre rendevano omaggio a Dario I, rappresentato seduto in posizione centrale.

i Siriani provenienti dall’Assiria con due grandi arieti, quattro coppe e pelli conciate;

i rappresentanti del Gandhara nei loro lunghi mantelli portano in dono una mucca;

i rappresentanti della Battriana, l’odierno Afghanistan, abbigliati in pantaloni, portano in dono un cammello;

i Babilonesi, vestiti con lunga tunica e copricapo a punta, portano in omaggio un toro e preziose stoffe;

gli eleganti Lidi con meravigliosi vasi con anse a forma di tori alati;

gli Armeni recano un cavallo e una brocca a due manici con Homa. Offrono vino;

gli Ioni, dai caratteristici abiti plissettati, recano vasi di miele, gomitoli di lana e preziose stoffe;

gli Etiopi dai capelli ricci con un vaso, un okapi e una zanna di elefante;

gli Elamiti con pugnali, archi e una leonessa che guardia indietro verso due leoncini;
i Sogdiani con stoffe e coppe ;

i Medi, dalle vesti strette in vita;

gli Sciti (Saka) con i loro caratteristici berretti a punta (tiara scitica) e vestiti attillati;
i Parti, secoli dopo acerrimi nemici di Roma;
i rappresentanti della Cappadocia dai copricapi crestati;
i delegati provenienti dall’Arabia con stoffe e un dromedario;

i Libici con una lancia e un carro trainato da due cavalli. Suonano il sistro;

i Drangiani con un toro;

gli Indiani con un bilanciere con due ceste e un asino;
gli Scudrii con un cavallo, lance e grandi scudi;
gli Ari, con una pelle d’animale e un cammello;

i Sagarti ;
gli Egiziani conducono un toro ;
gli Aracosiani.
Metri e metri di bassorilievi perfettamente integrati nelle architetture circostanti, centinaia di personaggi che sfilano ordinatamente – dignitari, inservienti, soldati – per andare a omaggiare l’imperatore in occasione del Nowruz persiano. Questi straordinari capolavori, la maggior parte molto ben conservati, rappresentano un documento storico incredibile sugli usi e costumi dei popoli assoggettati ai re Achemenidi nel V secolo a.C. : la moda, l’abbigliamento, l’artigianato, le armi. Piccole tracce di colore suggeriscono che in origine tutte le scene fossero un tripudio di colore: azzurri, gialli, verdi, rossi …
In IRAN il Nowruz è ricco di simboli di RINNOVAMENTO, FERTILITA’ e LUCE.
Una delle tradizioni più significative è l'allestimento della tavola Haft Sin (sette elementi i cui nomi iniziano con la sin - lettera S in persiano).

sabzeh – germogli di lenticchie, orzo o frumento - rinascita
samanu – un dolce budino a base di germe di grano - abbondanza
senjed – giuggiole essiccate - amore
sir – aglio - salute
sib – mela - bellezza
somāq-sumac- spezia a base di bacche rosse – alba e nuovo inizio
serkeh – aceto - pazienza e saggezza
I germogli utilizzati per il Sabzeh vengono gettati nell’acqua di un fiume per simboleggiare la volontà di liberarsi di tutta la negatività accumulata durante l’anno.

Nella tavola Haft Sin oltre ai cibi si dispongono anche altri elementi significativi: un cesto con uova dipinte per la fertilità; candele accese simbolo di luce e famiglia; uno specchio simbolo di onestà; una ciotola di acqua per purezza e pulizia; un libro sacro (ad esempio, Corano); un libro di poesie (ad esempio, Shahnameh di Ferdowsi o il Divan di Ḥafeẓ).
Le cerimonie del salto del fuoco, gli incontri comunitari con musica, danza e banchetti, e la preparazione di cibi speciali, sottolineano ulteriormente lo spirito del Nowruz.
Nowruz-e Pirooz !!
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