
Dominato dalla celebre SACRA di SAN MICHELE alle porte della VAL di SUSA
il borgo accoglie i visitatori per il MELIGA DAY … il profumo delle gustose
paste di meliga si diffonde nell’aria …
Allo stand della pro-loco alpini e volontari appassionati mostrano la preparazione dei biscotti friabili profumati di burro !




Il mercato dei prodotti del territorio e la mostra fotografica AGROSFERA Cedas animano le vie del centro storico …


Adotta un’arnia – avvicinamento al mondo dell’apicoltura curato dall’azienda
GioEle di Sant'Ambrogio di Torino.
AmbroLeo: la mascotte simbolo di Sant’Ambrogio di Torino
Il culto di San Michele fu assai caro ai Longobardi . Sul monte Pirchiriano, nel territorio di Sant'Ambrogio di Torino, costruirono una piccola edicola dedicata all'Arcangelo Michele sulla quale sorgerà la SACRA di SAN MICHELE, millenaria abbazia edificata nel periodo tra l'anno 983 e l'anno 987.
Nel cuore di Sant’Ambrogio la Chiesa di San Giovanni Vincenzo realizzata nel 1763 dall'architetto Bernardo Vittone.
All'opera di san Giovanni Vincenzo si deve l'avvio della costruzione del grande monastero della Sacra di San Michele alla fine del X secolo.
Il 12 gennaio 1150 la salma dell’eremita fu traslata a sant'Ambrogio di Torino. Le sue spoglie riposano oggi sotto l'altare maggiore della chiesa parrocchiale a lui dedicata. Ogni anno, la domenica più vicina al 12 gennaio, la comunità locale celebra la festa della traslazione di San Giovanni Vincenzo con una processione ed una cerimonia all'edicola che ricorda l'arrivo delle reliquie del santo nel 1150.
I festeggiamenti patronali si svolgono invece la domenica più vicina al 21 novembre.
Nei pressi della parrocchiale il Museo della Pasta di Meliga con attrezzature tradizionali: sgranatrici per mais, siringhe per produrre la pasta di meliga di diverse forme e strumenti donati o prestati dalle famiglie locali.
Ci accoglie Americo Rotatori con la sua preziosa esperienza.
Storia e ricette: Documenti, storie e le diverse varianti tradizionali del famoso biscotto di mais simbolo del paese
Fumetto di Pignoletto rosso (antica varietà di mais)

All'inizio dell'Antica Mulattiera con la Via Crucis che conduce alla Sacra si trova la Cappella di San Rocco, risalente al XVII secolo e ora sede del "Centro culturale San Rocco". In mostra “Enrica Cantore, frammenti artistici e spirituali”. Arte tessilecon tele di canapa, inserti di tessuti in fibra naturale di recupero, ricamo e fantasia !!



Proseguendo in salita si raggiunge il Palazzo abbaziale di Sant'Ambrogio, di origine medievale (1176), sede urbana dell’abate, oggi ristorante.


Il feudo e il vasto patrimonio della Sacra di San Michele (storicamente nota come abbazia di San Michele della Chiusa) sono stati governati per secoli direttamente dagli abati, che esercitavano sui territori del monastero sia un'autorità spirituale che un vero e proprio potere temporale e signorile.
Il governo degli Abati Monaci (983 – 1381)
In questo periodo di massimo splendore, l'abbazia era guidata da abati monaci benedettini (27 in totale).
Autonomia e potere: Nel corso dell' XI secolo, i monaci ottennero una totale indipendenza dal potere vescovile di Torino e dalle autorità temporali locali, rispondendo direttamente al Papa.
Espansione del feudo: Grazie alle donazioni dell'aristocrazia e a una forte alleanza strategica con i Savoia, l'abbazia divenne una delle potenze economiche e culturali più rilevanti d'Europa, controllando decine di terre, borghi e proprietà sia in Italia che al di là delle Alpi.
La crisi: Verso la seconda metà del Trecento iniziò il declino. Nel 1379, il malgoverno dell'abate Pietro di Fongeret spinse il conte Amedeo VI di Savoia (il Conte Verde) a intervenire presso la Santa Sede per rimuovere l'autorità feudale e amministrativa dalle mani dei monaci residenti.

Sant'Ambrogio vista dall'Antica Mulattiera nei pressi del Palazzo Abbaziale

La prima stazione della Via Crucis lungo l’Antica Mulattiera che sale fino alla Sacra …
"Sant'Ambrogio Risale" - Proposta del comitato popolare per il progetto di una cabinovia o funicolare da Sant'Ambrogio di Torino alla Sacra di San Michele con due obiettivi principali : riduzione del traffico d’auto e rivitalizzazione del centro storico.
Antiche Mura e Battaglia delle Chiuse (773 d.C.)
In Val di Susa, allo sbarramento difensivo longobardo (le "chiuse") situato tra il Monte Caprasio e il Monte Pirchiriano, nei pressi degli attuali paesi di Sant'Ambrogio di Torino e Chiusa di San Michele, avvenne lo scontro tra l'esercito di Carlo Magno e le truppe longobarde di Adelchi (figlio di re Desiderio), che aprì ai Franchi la via per la conquista del regno longobardo.
Ogni anno, a partire dal 2010, l'ultimo sabato di giugno si tiene a Sant'Ambrogio la rievocazione storica de "la Battaglia delle Chiuse".
Oltre la via delle Antiche Mura
Palazzo Comunale (1871) in piazza XXV Aprile

Musica in piazza !!


Ex Maglificio Fratelli Bosio. Il complesso industriale costruito nel 1871 ospita
oggi il MUSEO MARIO GIANSONE – celebre scultore e artista torinese.




L’ex Opificio ai piedi della Sacra di San Michele con i suoi spazi ampi e "nudi" richiama aspetti del lavoro di Giansone : una fatica fisica, quasi operaia, legata alla trasformazione della materia grezza in forma.
L’imponente abbazia medievale che sovrasta il museo si collega alle tematiche della spiritualità presenti nell'ultima fase produttiva dell'artista in opere come L’ascesa dello spirito.
La Poetica e le teorie
Il lavoro di Giansone è caratterizzato da un rigore matematico applicato alla materia secondo i principi della:
Scultura Diretta: Giansone scolpiva pietre, marmi e legni durissimi (come l'ebano e il paduk) "per via di levare", senza l'ausilio di bozzetti o modelli preparatori in gesso, seguendo una visione volumetrica prefigurata mentalmente.
Teoria Modulare (1963): un sistema volto a identificare l'unità genetica della forma per strutturare l'immagine nello spazio.
< Un modulo può giocarsi in mille forme espressive e creare mille illusioni > Mario Giansone
Molti anni dopo il mondo digitale ha utilizzato i “frattali” (non diversi dalla teoria modulare) per creare opere d’arte.
Teoria delle Tangenti: una ricerca sulla grammatica visiva e sulla percezione dei volumi sviluppata nell'ultima fase della sua vita.
Tematiche e Opere
Mario Giansone porta con sé cinque grandi temi che possiamo definire vere e proprie ossessioni artistiche che hanno intriso profondamente tutte le sue opere :
GUERRA TECNOLOGIA INTIMISMO MUSICA TRASCENDENZA
Il MUSEO si articola in 7 sale e custodisce una ricca collezione di circa 170 sculture, 30 quadri, 23 xilografie, 20 disegni, 12 incisioni, 6 litografie, 4 stencil e un arazzo.
Reception – divano donna in marmo rosa del Portogallo e sculture cinetiche

Il Karma - dinamica di osservazione – pietra verde di Aosta e ferro
Sala buia – auto in corsa, aereo, tridimensionale ottico


Il crogiuolo di fonderia (1970) – porfido e ottone
Armonia del Vuoto e della Luce
Per Giansone, la statua non è mai un oggetto statico o isolato, ma un’architettura dinamica che vive nel dialogo costante con lo spazio e la luce. Le sue opere sono plasmate da un raffinato gioco di pieno e di vuoto: i varchi scavati nella pietra e le cavità d’ombra non sono semplici assenze, ma componenti essenziali che definiscono il ritmo dell’opera. La luce scorre sulle superfici sapientemente levigate, penetra nei recessi e rivela quella che l’artista definiva “l’armonia nascosta” - un equilibrio perfetto tra intuizione poetica e una rigorosa struttura geometrica e modulare.
Sala dei bronzi : JAZZ e Arazzo esplorazione Marte
Il Jazz: interpretato come sintesi di ritmo e improvvisazione.
Tra i filoni concettuali più celebri della sua produzione in bronzo spicca la serie degli Ideogrammi Plastici dedicati al Jazz. Affascinato dalla musica afroamericana, Giansone individua nel jazz il simbolo stesso del dinamismo della società moderna, della sincronia e della libertà espressiva.
L’artista riesce a compiere un’operazione concettuale straordinaria: tradurre il suono, il ritmo e l’improvvisazione musicale in volumi tridimensionali.

Cancellata degli Ideogrammi plastici sul jazz – Il vuoto tra i tubolari di ferro fa parte dell'opera tanto quanto il pieno dei bronzi
Bronzi su basi in pietra , 1950/55



Crocefissione (1954) – bronzo su base in pietra di fiume
Nella produzione artistica di Mario Giansone, gli arazzi rappresentano una delle intuizioni più affascinanti e sovversive dell’intero Novecento. Con queste opere, il Maestro compie un gesto concettuale radicale che ribalta le convenzioni della tessitura tradizionale: l’opera d’arte autentica non è il fronte, ma il rovescio.

Mariner IV – sonda spaziale per l’esplorazione di Marte, arazzo tessuto ad “alto liccio” (1991)
Sala dei marmi – non solo Gatti


Sculture dirette su marmi, graniti e pietre dure. È possibile osservare da vicino la superficie delle opere che conserva i segni dello scavo, senza la levigatezza dei modelli accademici.
La donna della domenica (scolpita in marmo rosa e onice) ispirò l'omonimo romanzo di Fruttero & Lucentini, i quali erano frequentatori del suo studio e amici personali.

Orchestra Jazz – progressione genetica (1964) – porfido levigato

Opera Omnia

Nel 1977 Giansone inizia a scolpire la complessa “Opera Omnia”, un imponente gruppo di 23 blocchi in pietra scolpiti disposti secondo una gerarchia che vuole rappresentare la genesi dell'universo, dal caos primordiale fino alla complessità della coscienza umana rappresentata nel nucleo centrale da un decapitato sul patibolo.
Disegni e dipinti
Quando la salute non gli consentì più di affrontare la fatica della scultura, Mario Giansone trovò nella pittura un nuovo linguaggio. Coltivata in età tardiva, la pittura divenne la naturale prosecuzione della sua ricerca artistica. Attraverso il colore e il segno grafico, il Maestro continuò a esplorare la struttura delle forme e dello spazio, trasferendo sulla tela la medesima tensione poetica e l’intensità che da sempre avevano guidato il suo scalpello.
Sala Floridia – Litografie e xilografie – Video gioielli

La grande sala è intitolata a Giuseppe Floridia, per tutti Beppe, figura tenace che ha lasciato un segno profondo nel mondo culturale torinese. Si è spento il 3 maggio.
Aveva 84 anni. La sua scomparsa arriva a pochi giorni dalla realizzazione del sogno che aveva inseguito per oltre vent’anni: l’apertura del Museo Mario Giansone a Sant’Ambrogio di Torino. All’inaugurazione del 17 aprile Floridia era presente, nonostante le condizioni di salute già compromesse.

Dal Legno alla Carta: Matrici e Xilografie
Per Mario Giansone la xilografia non è mai stata una semplice tecnica di riproduzione grafica, ma una vera e propria estensione della scultura.
Le grandi matrici in legno non rappresentano soltanto uno strumento di passaggio verso la carta: sono opere autonome, scolpite con la stessa tensione plastica e la stessa profondità volumetrica che caratterizzano i suoi lavori in metallo e marmo. Nell’intaglio del legno, Giansone sfida la materia, scavando solchi decisi che catturano la luce e definiscono la forma ancora prima dell’incontro con l’inchiostro.
Le “sculture da indossare” di Mario Giansone
Nella produzione artistica di Mario Giansone, i gioielli occupano un posto del tutto eccezionale, configurandosi non come semplici accessori ornamentali o pezzi d’oreficeria tradizionale, ma come vere e proprie microsculture in oro puro. Distante dalle mode e dalle convenzioni dell’arte orafa del suo tempo, Giansone trasforma il metallo prezioso in una materia plastica con cui esplorare i suoi temi espressivi più cari, dalle sinuose figure femminili fino ai ritmi dinamici del jazz e alle forme della sintesi esoterica.
Per la creazione dei suoi gioielli in oro, Mario Giansone ha adottato la tecnica millenaria della fusione a cera persa, reinterpretandola però con il rigore plastico e la precisione chirurgica tipici del suo metodo scultoreo
L’aspetto più straordinario e concettuale di questa produzione risiede tuttavia nel legame indissolubile che unisce il gioiello alla sua custodia.
Per il Maestro non esisteva alcuna distinzione gerarchica tra le arti: il contenitore non nasce per proteggere passivamente l’oggetto, ma è concepito come parte integrante dell’opera stessa. Giansone intagliava personalmente a mano ogni scatola su misura, modellandola sulle forme specifiche del monile per farlo incastonare perfettamente nella sua matrice.
Per la realizzazione di queste custodie-scultura, l’artista ha impiegato essenze di legni durissimi e pregiati, come l’ebano, il palissandro, l’azobè e il mogano, lavorando la materia lignea con la stessa rigore e sensibilità tattile riservate alla scultura monumentale.
Il risultato è un’opera d’arte totale, in cui il calore del legno scuro e la lucentezza dell’oro si fondono in una simbiosi perfetta tra contenuto e contenitore.
Reportage fotografico by Barbara CARICCHI e Mauro DRAGONI
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