Come si racconta una città attraverso la luce? A TORINO le risposte passano dalla memoria industriale alle ferite della guerra, dalle sperimentazioni tecnologiche alle immagini che definiscono l’identità di un luogo.
È attorno a queste suggestioni che si sviluppa Memories and Future Dreams, tema della 29ª edizione di LUCI d’ARTISTA, il progetto realizzato da Fondazione Torino Musei e curato da Antonio Grulli.
Dal 23 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, 31 installazioni luminose attraverseranno strade, piazze e luoghi simbolo della città, con quattro nuove produzioni firmate da Tony Oursler, Flavio Favelli, CANEMORTO e Samson Young.
POLITECNICO di TORINO - Prima tappa dell'inaugurazione itinerante con l’accensione della nuova opera Star(life)* di Tony Oursler sulla facciata dell’ateneo in Corso Duca degli Abruzzi, con l'accompagnamento della Banda musicale del Corpo di Polizia Locale.

La novità più significativa di questa edizione è proprio la presenza di Tony Oursler, artista americano classe 1957 che ha fatto della sperimentazione con video, proiezioni e immagini in movimento uno dei tratti distintivi della propria ricerca.
Star(life)* - la sua prima opera di arte pubblica in Italia - racconta la magia dell’universo, la poesia della ricerca scientifica e tecnologica. L’installazione viaggia con l’immaginazione guardando al presente e al futuro, in una città in grado di essere all’avanguardia nel suo percorso di ricerca tecnologica e di progresso.
Opera realizzata in collaborazione con il Politecnico di Torino : il mondo della ricerca e dell’innovazione esplora attraverso la dimensione dell’arte nuove opportunità di dialogo con la società in ottica di valorizzazione della conoscenza, in linea con la terza missione dell’Ateneo.

Tony Oursler – artista

Stefano Paolo Corgnati - rettore Politecnico di Torino
Stefano Lo Russo - sindaco di Torino

Antonio Grulli – curatore Luci d’Artista
Massimo Broccio – presidente Fondazione Torino Musei


Ph. Fioravante Stefanizzi



LUCI d’ARTISTA in orbita !!
OGR di TORINO – Seconda tappa dell'inaugurazione itinerante per il progetto speciale Inversions di Samson Young (Hong Kong, 1979) nella Corte Est delle Officine Grandi Riparazioni che intreccia la memoria architettonica di Hong Kong con l’immaginario del cinema di arti marziali.

Massimo Broccio – presidente Fondazione Torino Musei
Anna Maria Poggi - presidente Fondazione CRT
Maurizia Rebola – direttrice generale OGR
Antonio Grulli – curatore Luci d’Artista
Al centro di Inversions c’è la Kam Tin Tree House, nei New Territories della città. Originariamente edificio pubblico, abbandonato durante la dinastia Qing, la casa è stata progressivamente avvolta dalle radici aeree di un banyan cinese (Ficus microcarpa) cresciuto al suo fianco. Questa architettura ibrida, in cui natura e costruzione umana si intrecciano, è diventata nel tempo una popolare location cinematografica.



In Inversions, le riprese della Tree House si sovrappongono ai fotogrammi del combattimento finale di Drunken Master, uno dei primi classici del cinema di arti marziali. Attraverso modificazioni algoritmiche e le percussioni di David Cossin, gli strati filmici e storici si fondono, incontrando lo sviluppo più recente del territorio: la presenza capillare di aziende tecnologiche e laboratori di ricerca avanzata.



Come le radici aeree del banyan, l’opera si avvolge in molteplici livelli di significato. Le arti marziali e un monumento naturale vengono trasformati dal cinema, dalla tecnologia e dalle architetture che incontrano, in un paesaggio in continua evoluzione.
Dopo l’arrivo in Piazza Palazzo di Città per l'accensione dell'installazione storica Tappeto Volante di Daniel Buren, sempre con l'intervento della Banda musicale della Polizia Locale, si raggiunge
PIAZZETTA REALE - Terza tappa inaugurale per Poetiche del confine di Flavio Favelli (Firenze, 1967), opera realizzata con materiali di recupero e ringhiere danneggiate durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, salvate da Vittorio Viale e oggi conservate nella collezione di Palazzo Madama.

Anteprima allestimento
Poetiche del confine
I cancelli, le balaustre, le ringhiere hanno sempre richiamato l’attenzione dell’artista che da anni raccoglie ferri d’epoca, creati quando si batteva il ferro, oggi lavoro non più praticabile.
< Questi oggetti portano con sé qualcosa di ‘sacro’, forse una delle ultime cose ‘sacre’ rimaste. Chiunque rimane colpito dal lavoro per fare questi cancelli >
Con la loro funzione di protezione e di segnare un confine, una distanza, una divisione, uno spazio proibito, questi ferri lavorati con decori artistici confermano una natura ambigua e un legame fra esclusione e arte.
Nessuno fa un trattamento di zincatura a cancelli e ferri d’epoca, ma l’artista lo ha fatto per rendere la sua invenzione costruttiva brillante di notte sotto le luci violacee di lampade industriali raccolte da tempo. Sono vecchi corpi illuminanti delle Ferrovie dello Stato.
Poetiche del confine : < Le ho pensate sempre con una luce violacea … mia madre mi disse che nell’alluvione del 1966 a Firenze era tutto buio e l’unica luce era quella della stazione di Santa Maria Novella, che era un po’ sopraelevata e aveva delle proprie luci violacee che la rassicurarono >

Ph. Luisella Terrini Prino
PIAZZALE VALDO FUSI – Quarta tappa per scoprire The Radiant Van del trio anonimo CANEMORTO, un furgone-lanterna decorato con 18 simboli portafortuna provenienti da diverse tradizioni culturali, concepito come omaggio alla produzione automobilistica torinese e alla sua storia esoterica.
The Radiant Van : una luce itinerante della sezione DUET che in questa edizione sviluppa relazioni internazionali tra Lubiana e Vienna. Dal 30 ottobre al 1° novembre sosterà all’ingresso dell’Oval per Artissima, prima di tornare in città e proseguire il proprio itinerario.
Reportage fotografico by Barbara CARICCHI e Mauro DRAGONI
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