Due mostre hanno inaugurato la nuova direzione artistica di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia da parte di François Hébel: una dedicata al fotografo belga Harry Gruyaert (Anversa, 1941), maestro del colore e l’altra allo svizzero Werner Jeker (Mümliswil-Ramiswil, 1944) e alla sua grafica applicata all’ambito fotografico.



Harry Gruyaert. Retrospettiva

La prima grande retrospettiva italiana del fotografo di Magnum Photos, pioniere nell'uso espressivo e non descrittivo del colore, tra i maggiori protagonisti della fotografia contemporanea.

 

 

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Gruyaert è stato tra i primi fotografi europei, tra gli anni Settanta e Ottanta, a conferire al colore una dimensione puramente creativa: non più descrittiva ma percettiva ed emotiva, capace di costruire una visione radicalmente grafica del mondo. In un’epoca in cui la fotografia era ancora prevalentemente celebrata in bianco e nero, il suo lavoro si inserisce nel solco tracciato da autori americani come Saul Leiter e William Eggleston.



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Oggi, il successo di Harry Gruyaert è internazionale.

Il percorso cronologico di Retrospettiva si apre con la celebre serie TV Shots , realizzata a Londra nel 1972, che mette in dialogo fotografia e prime trasmissioni televisive a colori .

Gruyaert, influenzato da Pop Art e immaginario televisivo, manipola l’antenna del suo televisore per trasformare le immagini in composizioni vibranti e astratte.




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Prosegue quindi seguendo l’evoluzione del suo linguaggio visivo, profondamente influenzato dai numerosi viaggi: ogni luogo si distingue, nelle sue immagini, per specifiche qualità cromatiche.

La sua ricerca artistica ha inoltre beneficiato dell'evoluzione delle tecniche fotografiche.
Dalla pellicola Kodachrome e dalla stampa Cibachrome del XX secolo fino alle possibilità offerte dal digitale nel XXI secolo, la ricerca di Gruyaert testimonia una costante esplorazione del colore come esperienza fisica e sensoriale. 




Formatosi alla scuola di cinema e fotografia di Bruxelles, Gruyaert si trasferisce a Parigi nei primi anni Sessanta, dove incontra figure decisive come Peter Knapp e Robert Delpire. Dopo le prime esperienze nella fotografia di moda e commerciale, individua nel viaggio il fulcro della propria ricerca. Tra i luoghi chiave della sua formazione visiva emerge il Marocco, vissuto come spazio di rivelazione, in cui paesaggio e presenza umana si fondono in una percezione unitaria.


Nel corso della sua carriera, Gruyaert sviluppa un linguaggio visivo influenzato più dalla pittura e dal cinema che dalla fotografia stessa, dando forma a immagini in cui luce, colore e composizione prevalgono su ogni intento narrativo.




Gli scatti di Harry Gruyaert in giro per il mondo

E, quindi, le prime immagini nella sua terra natale dalla quale si è spinto a Parigi, dove ha dato vita a immagini profondamente grafiche che hanno caratterizzato buona parte del suo percorso.

Nella sezione Sud emerge un altro nucleo fondamentale della sua poetica: il Marocco, che rappresenta per Gruyaert una vera rivelazione visiva. Qui luce, architettura, paesaggio e presenza umana si fondono in un’esperienza percettiva intensa.

 

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Meknes , 1981



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Essaouira , 1988

A partire dal Marocco il fotografo compie numerosi viaggi nel Sud del mondo – dall’Egitto all’India, dalla Spagna alla Turchia – confrontandosi con luci abbacinanti, ombre profonde e tonalità vellutate che ampliano ulteriormente la sua ricerca.

 

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Rajasthan , 1976


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Near Calcutta , 2001




Dalle miniere agli impianti siderurgici, dai laboratori farmaceutici alle centrali nucleari, Gruyaert viene incaricato di realizzare immagini per opuscoli finanziari e campagne di comunicazione aziendale. Nella sezione Industrie il colore trova piena espressione nel contesto professionale e industriale, all’interno di ambienti tecnici e produttivi, dove riesce a trasformare macchinari, superfici e geometrie industriali in immagini quasi astratte.



Est incontra Ovest mette invece in dialogo due mondi: da un lato i colori artificiali, seducenti e commerciali del sogno americano, dall’altro le atmosfere spoglie e incerte della Russia post-sovietica.


 

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USA


 

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URSS Mosca

URSS



In Litorali, la serie nata quasi per caso durante i viaggi, troviamo la vena più artistica di Gruyaert. Le coste diventano una sfida visiva alla quale risponde riducendo gli elementi all’essenziale. Cielo, sabbia, mare e orizzonte costruiscono immagini minimali e sospese, dove luce e variazioni cromatiche sono assolute protagoniste.


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Baia di Somme , dalla serie RIVAGE



Chiude il percorso Aeroporti, sezione dedicata ai luoghi di transito per eccellenza: sale d’attesa, vetrate, riflessi e trasparenze affascinano Gruyaert per la qualità artificiale della luce e per la possibilità di creare composizioni geometriche attraversate da colori netti e presenze fugaci, trasformando spazi anonimi e quotidiani in immagini di forte intensità visiva.

 



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Photo Typo 


Un’esposizione originale nella Project Room dedicata a Werner Jeker, figura di riferimento internazionale nel campo della grafica applicata alla fotografia.
Jeker rappresenta un caso unico: considerato tra i più importanti graphic designer della sua generazione nel campo dell’affissione, ha sviluppato un linguaggio visivo in cui fotografia e tipografia si integrano, superando la funzione comunicativa per assumere una piena autonomia espressiva.



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Autore di oltre 800 manifesti realizzati principalmente per istituzioni culturali, Jeker ha collaborato con importanti realtà internazionali e con fotografi come René Burri, Raymond Depardon e Henri Cartier-Bresson. La mostra presenta una selezione significativa dei suoi lavori, con particolare attenzione ai manifesti che incorporano l’immagine fotografica come elemento strutturale della composizione. Il suo approccio si distingue per un intervento calibrato sull’immagine, che ne preserva l’integrità documentaria mentre ne amplifica la forza visiva attraverso la relazione con il testo.

 



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Immagine e testo, significato e significante sono poste in un interessante equilibrio, che trasforma i suoi manifesti in vere e proprie opere.

 

 

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Nel corso della sua carriera, Jeker ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui l’Infinity Award per l’uso innovativo della fotografia, ed è stato attivo anche come docente presso importanti istituzioni europee.

 

 

Jeker Man Ray

 

 

 

      Jeker Rene Burri

 

 

Jeker catalogo



Reportage fotografico by Barbara CARICCHI

© Copyright Barbara Caricchi ARTIVAMENTE – Tutti i diritti riservati