IL GIORNALE DELL’ARTE presenta il Rapporto Annuale sulla Fotografia negli spazi di Gallerie d’Italia-Torino con il Vicedirettore Antonio Carloni, le curatrici del Rapporto Rica Cerbarano e Chiara Massimello, l’editore Tommaso Parrillo e il fotografo Paolo Ventura. Sabato 11 aprile

 

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L’edizione di quest’anno, intitolata

200 anni di fotografia: un passato ormai consolidato, un presente

in forte transizione, un futuro di nuove ricerche,

si inserisce in una tradizione più che quindicennale che vede il Rapporto pubblicato ogni primavera, in concomitanza con l’avvio della stagione di festival e fiere, tra cui EXPOSED Torino Photo Festival.

 

 

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Il Rapporto Annuale sulla Fotografia, inserto de IL GIORNALE DELL’ARTE, analizza il mercato e le mostre del settore ... offre una panoramica critica sull'anno passato e le nuove tendenze. Include contributi di esperti, critici e fotografi, analizzando temi caldi come l'intelligenza artificiale generativa e la fotografia artistica.


200 anni di fotografia

La prima fotografia permanente conosciuta - "Vista dalla finestra a Le Gras" (Point de vue du Gras) - fu realizzata infatti tra il 1826 e il 1827 a Saint-Loup-de-Varennes da Joseph Nicéphore Niépce usando l'eliografia. La base tecnica è la "camera oscura", utilizzata nei secoli precedenti da artisti per disegnare, perfezionata poi con l'ottica nel Rinascimento. 

 

View from the Window at Le Gras Joseph Nicephore Niepce



Questa eliografia su una lastra di peltro ricoperta di bitume di Giudea (materiale fotosensibile) richiese un tempo di esposizione lunghissimo, stimato tra 8 e oltre 10 ore, che causò l'illuminazione solare su entrambi i lati degli edifici.

Attualmente la lastra originale è conservata presso l'Università del Texas ad Austin. 



La data di nascita ufficiale della fotografia risale invece al 19 agosto 1839, quando Louis-Jacques-Mandé Daguerre, collaboratore di Niépce, presentò il dagherrotipo all'Accademia delle Scienze e delle Arti di Parigi.

Il dagherrotipo è stato il primo procedimento fotografico a produrre un'immagine positiva diretta su una lastra di rame argentato, resa sensibile alla luce con vapori di iodio e sviluppata con vapori di mercurio. 

Il dagherrotipo non permetteva di creare copie, quindi ogni immagine era un pezzo unico. Le immagini, spesso descritte come "specchi dotati di memoria", erano estremamente nitide e dettagliate. Si tratta di lamine metalliche che appaiono come positivo o negativo a seconda dell'inclinazione e della luce.

A causa della superficie specchiante molto delicata, i dagherrotipi erano protetti da vetri sigillati e custodie preziose. 

Nonostante la complessità del processo, il dagherrotipo ottenne un successo immediato, rivoluzionando il modo di catturare la realtà. Si diffuse rapidamente tra il 1840 e il 1860, principalmente per i ritratti



Quasi contemporaneamente, in Inghilterra, William Henry Fox Talbot sviluppò la calotipia, che permetteva di ottenere un negativo da cui stampare più copie, ponendo le basi della fotografia moderna.



Cancellata giardino Palazzo dal Pozzo della Cisterna (via Carlo Alberto) – La città in fotografia/ La fotografia in città

 

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Enrico Federico Jest, Chiesa della Gran Madre di Dio, 8 ottobre 1839 (Torino, GAM) - Studio Fotografico Gonella 2005

La più antica fotografia d’Italia giunta sino a noi si trova a Torino : realizzato dall’ottico Enrico Federico Jest l’8 ottobre 1839, a pochi mesi dalla presentazione ufficiale della nuova scoperta, il dagherrotipo rappresenta la Chiesa della Gran Madre di Dio vista dall’attuale corso Cairoli . L’immagine appare invertita perché i primi apparecchi fotografici non utilizzavano gli specchi per raddrizzare la proiezione naturale della luce.




Tommaso Parrillo - Witty Books: il progetto editoriale

Witty Books è una casa editrice indipendente specializzata in fotografia contemporanea e arti visive.
Fondata nel 2012 da Tommaso Parrillo (in origine sotto il nome Spiritoso Kiwi), la casa editrice sviluppa progetti editoriali in stretta collaborazione con gli artisti, concependo il libro come un dispositivo narrativo e uno spazio critico.
Una forte attenzione al sequenziamento, al ritmo e alla forma materiale del libro-oggetto è fondamentale per ogni pubblicazione, con l’obiettivo di valorizzare la ricerca artistica attraverso un linguaggio editoriale rigoroso e riflessivo.





Paolo Ventura - Acrobati 2020-2025 , Portici Piazza San Carlo




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Paolo Ventura realizza una serie di immagini sospese tra pittura e fotografia, in cui gli acrobati appaiono isolati in una città metafisica e irreale, cifra ricorrente della sua ricerca visiva. I numeri circensi si trasformano così in una metafora del corpo, della memoria e della fragilità dei legami.

< Qualche anno fa, in un mercatino, mi sono imbattuto in uno straordinario archivio di un’anonima coppia di acrobati italiani, che si esibiva nei teatri in giro per l’Europa negli anni ’30. Mi ha colpito perché l’album rappresentava i numeri di equilibrismo che realizzavano durante i loro spettacoli. Spesso è lei, che tiene sospeso in aria il proprio compagno. Mi è sembrata una metafora perfetta della rappresentazione dell’amore: un equilibrio saldo e fragile.

Le ultime immagini di loro due mentre si tengono in equilibrio uno con l’altro sono degli anni ’60, loro ormai anziani. L’ultima foto dell’album, dei primi anni 70, ritrae lei da sola, ormai vecchia, che a testa in giù si tiene in equilibrio su un braccio solo.

Per questo progetto, da loro ispirato, ho isolato le figure e ri-ambientato i loro numeri in una città metafisica ed irreale da me costruita. Una lunga storia d’amore > Paolo Ventura


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Le Gallerie d’Italia–Torino presentano fino al 6 settembre 2026 Diana Markosian. Replaced a cura di Brandei Estes.

La mostra, realizzata su committenza originale da Intesa Sanpaolo, è inserita nell’ambito della terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival di cui Intesa Sanpaolo è Partner Istituzionale.


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Il progetto è dedicato alla memoria del primo amore – una relazione personale durata oltre un decennio - e al sentimento della “sostituzione”.


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Diana Markosian è una delle giovani protagoniste della scena fotografica contemporanea internazionale. Il progetto Replaced prende avvio dall’innocenza del primo amore e si sviluppa attraverso luoghi e tempi diversi, tra ricordo e ricostruzione, dove la macchina fotografica diventa al tempo stesso testimone e strumento di indagine emotiva. Nel momento in cui i luoghi e i gesti del passato vengono riattivati, la memoria si rivela instabile, mettendo in discussione l’idea stessa di unicità dell’esperienza amorosa.

In un gesto radicale, l’artista ingaggia un attore per interpretare l’uomo del suo passato e ricostruisce scene di intimità e di rottura, muovendosi sul terreno incerto della memoria, dove il desiderio modifica e trasforma i ricordi. Il lavoro diventa così un atto di riappropriazione della propria storia, un tentativo di abitare ancora, per un istante, ciò che è stato.

Più che un racconto del passato, Replaced è un esercizio di presenza: un modo per guardare direttamente ciò che è stato finché il ricordo, da ferita aperta, si trasforma in parte della propria esperienza.



IL GIORNALE DELL’ARTE : EXPOSED, «il miglio della fotografia» a Torino

Con le sue 18 mostre e il nuovo concorso internazionale, la terza edizione del Torino Photo Festival ribadisce il ruolo della città come centro della fotografia nel nostro Paese.



Reportage fotografico by Mauro DRAGONI

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