Attraverso una serie di originali confronti tematici e formali, a loro volta pertinenti, giocosi o audaci, la mostra esamina il modo in cui gli artisti europei e americani hanno assimilato, reso omaggio o rifiutato l'eredità di Léger dagli anni Sessanta in poi. A partire dalle collezioni di due istituzioni pubbliche del sud della Francia: quelle del Musée national Fernand Léger di Biot e del Musée d’Art Moderne et d’Art Contemporain (MAMAC) di Nizza, il percorso sottolinea per la prima volta il contributo del pittore moderno ai Nuovi Realisti e alle avanguardie contemporanee. Invita il pubblico a un gioco di sguardi incrociati, a una passeggiata libera e spensierata attraverso una storia dell'arte rivisitata.
Alla Reggia di Venaria – Sale delle Arti fino al 1 febbraio

Fernand Léger e i Nuovi Realisti
Il 1955 segna la morte del pittore Fernand Léger nella sua casa-atelier a Gif-sur-Yvette in Francia e gli esordi di un gruppo di giovani artisti definiti Nuovi Realisti nel 1960 dal critico d’arte Pierre Restany.
Nell’ottobre 1955, Yves Klein presenta i suoi dipinti monocromi al club dei Solitaires a Parigi e incontra, grazie all’intermediazione di Arman, figura tutelare del gruppo, il critico d’arte Pierre Restany. Nello stesso anno, Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely si conoscono e César espone le sue Compressions presso la galleria Rive Droite a Parigi. Una generazione, quella delle avanguardie moderne, svanisce mentre emerge una nuova ondata di artisti, testimoni e attori dei profondi mutamenti economici e culturali successivi alla seconda guerra mondiale.
César - Compressions
Storicamente l’incontro tra Léger e i Nuovi Realisti non è avvenuto.
Eppure l'opera del pittore moderno conteneva già i semi della ricerca e delle rivolte dei suoi successori: trasformazione d’uso dell’oggetto, appropriazione dei simboli della società urbana e industriale, contestazione di ogni forma di accademismo, inserimento dell'opera d'arte nello spazio pubblico e utopia di un’arte per tutti … Viaggiando da un periodo all’altro, la nozione di “nuovo realismo” costituisce il filo conduttore attorno al quale si crea questa filiazione.
Fervente ammiratore dell’opera di Léger, Pierre Restany, presente con Raymond Hains all’inaugurazione del Musée Fernand Léger a Biot nel maggio 1960, avrebbe dato il nome a questo movimento artistico in omaggio al pittore che ha usato il termine in numerose occasioni. Già negli anni Venti, infatti, Léger definiva il suo approccio artistico come un < Nuovo Realismo >, < una terribile invenzione per rendere il reale [...] le cui conseguenze possono essere incalcolabili >

Il movimento dei Nuovi Realisti riunisce artisti come Arman (1928-2005), César (1921-1998), Raymond Hains (1926-2005), Yves Klein (1928-1962), Martial Raysse (1936), Daniel Spoerri (1930) e Niki de Saint Phalle (1930-2002) che si dedicano agli oggetti di uso quotidiano della società dei consumi e dell’estetica della strada.
Il loro approccio non mira alla rappresentazione del reale, ma alla sua appropriazione poetica. Il rapporto con l’oggetto occupa un posto centrale, ma la mostra mette a fuoco anche altre tematiche, tra cui la rappresentazione della società del tempo libero, l’arte nello spazio pubblico e la costruzione di un’arte accessibile a tutti e al passo con i tempi, nonché i processi creativi e l’importanza del lavoro collettivo.
Altri periodi e movimenti internazionali come la Pop Art americana con Robert Indiana e May Wilson, nonché gli artisti emergenti negli anni Settanta e Ottanta come Gilbert & George a Londra e Keith Haring a New York, sono esposti nel percorso di mostra in dialogo con l’opera di Léger. Se la posizione di Léger come precursore della Pop Art è già stata esplorata in diverse mostre, il rapporto con la scena artistica francese degli anni Sessanta, in particolare con il gruppo dei Nuovi Realisti, rappresenta una novità. Così, al di là del proficuo dialogo che può esistere tra forme e idee, il progetto intende illustrare la contemporaneità, la multidisciplinarietà e la portata visionaria dell’opera di Fernand Léger.
4 LE SEZIONI DELLA MOSTRA
Sezione 1 - I CINQUE ELEMENTI
< Facciamo entrare il COLORE, una necessità vitale come l'acqua e il fuoco, e dosiamolo sapientemente > Fernand Léger, 1924
I Nuovi Realisti aprono la via ad un’arte fatta di gesti che dialoga con la natura e con il mondo. Spinti dal desiderio di conquistare, si impossessano degli oggetti più emblematici della società, mostrando la bellezza urbana in tutta la sua banalità. Allo stesso tempo, si appropriano dei quattro elementi che compongono l’universo e li colorano. Queste ricerche plastiche e simboliche mettono in discussione il ruolo dell’essere umano e della natura in un’epoca di piena espansione capitalistica, sul modello dell’approccio critico di Alain Jacquet, artista vicino alla Pop Art.
In una critica in atto alla società, l’artista-accumulatore Arman affronta molto presto la questione dei rifiuti, il sovraconsumo e l’obsolescenza programmata.
Arman - The Birds 11/Gli uccelli 11 , 1981 - pinze autobloccanti in metallo
Precursore di ciò, Fernand Léger registra i grandi mutamenti del mondo moderno, a volte critico, altre volte affascinato dalle rivoluzioni tecnologiche e meccaniche. Col passare del tempo, la natura diventa onnipresente nelle sue opere e invita a un rallentamento.
Fernand Léger - Composition aux deux oiseaux sur fond jaune/ Composizione con due uccelli su sfondo giallo , 1955 ca. - olio su tela
Yves Klein, più animato da una ricerca metafisica, moltiplica i tentativi di riconnessione con il mondo attraverso il colore puro e le energie primordiali.
Yves Klein - Vénus bleue. La Vénus d’Alexandrie (S41)/Venere blu. La Venere d’Alessandria(S41) , 1962 ca. - pigmento puro e resina sintetica su gesso
Questo programma risuona con l'utopia di Fernand Léger, per il quale il colore è un elemento fondamentale, vitale, benefico e terapeutico, capace di agire sul benessere sociale
Fernand Léger - La Danseuse bleue /La Danzatrice blu , 1930 - olio su tela
Sezione 2 - LA VITA DEGLI OGGETTI
< L’oggetto...dovrebbe divenire il protagonista, destituendo il soggetto > Fernand Léger, 1945
I Nuovi Realisti, come Fernand Léger trent’anni prima, si concentrano sul simbolo della società moderna: l’oggetto.
Léger si distacca da una rappresentazione mimetica per lasciare che forme e colori acquistino autonomia. Gli artefatti non sono più considerati per la loro carica simbolica, ma per la loro bellezza formale. Vengono ingranditi, giustapposti, frammentati da campiture di colori vivaci e casuali.
Con i Nuovi Realisti l'oggetto passa dal campo della rappresentazione a quello della presentazione attraverso un'azione concreta sul mondo. Si appropriano, accumulano e assemblano oggetti per rivelarne il potenziale plastico. L'estetica del portaoggetti racconta un rapporto intimo con gli oggetti della vita quotidiana.
Niki de Saint Phalle – “I tiri”
May Wilson – Pop Art americana

Arman – sedia destrutturata
Daniel Spoerri - portaoggetti
Al contrario, la strada, con i suoi manifesti, le scritte, le vetrine e le luci, esercita un potere di fascinazione e di diffidenza critica nei confronti della società capitalista.
Fernand Léger – Natura morta
I volti sono ormai trattati come oggetti, oppure come macchine. Archeologi del presente, gli artisti hanno colto l'essenza di un'epoca in cui l'arte viene sfidata, come già osservava Léger nel 1923, dal “bel oggetto”, dalle “vetrine” e dai supermercati. La bellezza banale e popolare viene esaltata esprimendo nuovi stili di vita e rivendicazioni sociali.
Martial Raysse – Nissa Bella
Fernand Léger - ceramica
Fernand Léger - colore fuori
OGGETTI–VOLTO FACE OBJECTS
Niki de Saint Phalle – Jean (omaggio a Jean Tinguely)
Sezione 3 - L’ARTE È LA VITA
< Trasportati dall'immaginazione, raggiungiamo la “Vita”, la vita stessa che è arte assoluta > Yves Klein, 1959
Per Léger, artista profondamente ottimista, la pittura è un mezzo per rendere omaggio alla vita, testimoniando al contempo le profonde trasformazioni sociali del suo tempo. Inscritti nel tempo presente, i temi trattati riflettono la trasformazione degli stili di vita con l’introduzione delle prime ferie retribuite durante il governo del Fronte Popolare in Francia, nel 1936. L'aumento del tempo libero, lo spirito festoso dello spettacolo (danza, musica, circo) e i soggetti sportivi (ciclisti, tuffatori) gli offrono l'opportunità di celebrare il dinamismo del mondo moderno, la pienezza delle classi popolari che si ricaricano al contatto con la natura, o ancora la flessibilità dei corpi in movimento degli atleti e degli acrobati. Per rivolgersi a tutti, Léger evoca questi nuovi soggetti, pieni di gioia di vivere, in formati monumentali che coinvolgono l'occhio e il corpo dello spettatore.
Fernand Léger - The camper (Le campeur)/Il campeggio
Arman – musica
Fernand Léger - Cirque/Circo , 1950 - litografia
Niki de Saint Phalle - La danse /La danza, 1994 - serigrafia
A partire dagli anni Sessanta, anche alcuni artisti del Nuovo Realismo esaltano la società del tempo libero e l'emancipazione dei corpi, come nella serie delle Nanas di Niki de Saint Phalle. Cogliendo la poesia della vita quotidiana, cancellano i confini tra arte e vita. Così facendo, distruggono i simboli del vecchio mondo per costruirne uno nuovo, all'insegna della libertà.
Niki de Saint Phalle - Fontana con le quattro Nanas
Fernand Léger - Tuffatori
Fernand Léger - Les Quatre cyclistes/I quattro ciclisti , 1943-1948 - olio su tela
Karel Appel - Le Cycliste/Il Ciclista, 1969 - olio su tela e legno dipinto a rilievo
Niki de Saint Phalle - Joséphine Baker, dalla serie Black Heroes, 1999 - poliestere dipinto,base in alluminio
Fernand Léger – Fiore che cammina
Sezione 4 - LA BELLEZZA È OVUNQUE
< I miei disegni non cercano di imitare la vita, ma di crearla, di inventarla > Keith Haring
Dagli anni Trenta Léger realizza, accanto ai suoi dipinti da cavalletto, opere astratte e decorative appositamente pensate per l'architettura. Nel contesto della ricostruzione postbellica, accetta incarichi pubblici per realizzare il suo sogno di inserire la sua pittura nei paesaggi urbani o naturali. Nel 1946 la sua prima realizzazione, la facciata a mosaico della chiesa di Notre-Dame de-Toute-Grâce al Plateau d'Assy in Alta Savoia, è seguita da altre commissioni come le decorazioni per l'Ospedale-Memoriale di Saint-Lô, manifesto più evidente della sua fede nel potere terapeutico del colore.
Niki de Saint Phalle segue le orme di Léger moltiplicando, a partire dal 1967, i progetti di sculture monumentali e riveste il mondo delle sue figure rotondeggianti e dai colori vivaci. Immagina una Nana Ville con il desiderio di dare potere alle donne e di combattere la desolazione dell’urbanistica moderna. Un'utopia artistica e politica, un ideale di arte per tutti, che gli inventori della Street Art degli anni Ottanta riprendono a loro volta facendo dei muri di New York il supporto della loro espressività. Così Keith Haring rende omaggio a Léger affermando che < l'arte non è un'attività elitaria riservata a pochi intenditori, ma si rivolge a tutti >
Le Nanas di Niki de Saint Phalle sono sculture femminili vibranti e formose, simbolo di una femminilità forte, libera e gioiosa, che sfida gli stereotipi di genere degli anni '60, rappresentando guerriere, madri e dee che celebrano la vitalità, l'emancipazione e la diversità (anche razziale) attraverso forme esuberanti e colori vivaci, spesso percorribili e interattive.
La realizzazione del Giardino dei Tarocchi
L’opportunità di creare questo giardino arriva durante uno dei periodi più bui della sua vita: il ricovero in ospedale per un ascesso ai polmoni, causato dal poliestere con cui realizzava le sue sculture.
Così, nel 1974, è “costretta” ad un periodo di convalescenza a St. Moritz dove rivede Marella Caracciolo Agnelli, la grande collezionista d’arte e moglie di Gianni Agnelli, conosciuta nel 1950 a New York.
Le due si confrontano sul progetto e, una volta tornate in Italia, Marella Agnelli assieme ai fratelli decide di mettere a disposizione dell'artista un loro terreno nella proprietà a Garavicchio in Toscana, vicino Capalbio.

Fernand Léger ! Yves Klein, Niki de Saint Phalle, Keith Haring …
alla Reggia di Venaria – Sale delle Arti fino al 1 febbraio
Reportage fotografico by Mauro DRAGONI e Barbara CARICCHI
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